giovedì 23 gennaio 2014

Il governo cancella il reato di clandestinità. Scafisti e trafficanti di immigrati ringraziano


Con un blitz al Senato il governo Letta ha cancellato il reato di immigrazione clandestina, che ritorna ad essere un semplice illecito amministrativo. L’emendamento dell’esecutivo al decreto legge “sulla messa alla prova” (il cosiddetto svuotacarceri) è passato con 182 sì, sedici no e sette astenuti.

Si sono dichiarati a favore Pd e M5S, ma anche il Nuovo Centrodestra, dopo una lunga mediazione con il governo per una soluzione di compromesso. Voto contrario e gran battaglia in aula, invece, da Lega Nord, Forza Italia e, a sopresa, anche da Sel, che non si è accontentata delle modifiche del governo ritenendole troppo soft. Il ddl, passato alla fine con 195 voti a favore, 15 contrari e 36 astenuti, ora dovrà tornare alla Camera. L’approvazione è stata preceduta da momenti di tensione in aula e il governo ha presentato la sua proposta per tentare di ricucire le diverse posizioni di Pd e Ncd sulla cancellazione del reato. «Il governo – ha spiegato il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri – ha voluto precisare da un lato che viene abrogato il reato d’immigrazione clandestina e dall’altro che tale fattispecie viene trasformata in illecito amministrativo». 

Ciò significa quindi che chi per la prima volta entra irregolarmente in Italia non verrà sottoposto a un processo penale e non verrà punito come colpevole di un reato, ma verrà comunque espulso dal territorio italiano, forse dopo il pagamento (ma chi paga?) di una sanzione: solo qualora rientrasse nuovamente in Italia violando il decreto di espulsione o l’ordine di allontanamento commetterà un reato; così come commetterà un reato qualora dovesse violare un altro provvedimento dell’autorità amministrativa in materia d’immigrazione, ad esempio non adempiendo alle prescrizioni cautelari impostegli dal questore, così come del resto già avviene anche per i cittadini italiani che vengono puniti ai sensi dell’articolo 650 del codice penale. 

«Cancellando il reato d’immigrazione clandestina – ha commentato Maurizio Gasparri – si dà un messaggio sbagliato perché si incoraggiano i trafficanti che sul Mediterraneo sono i colpevoli di orribili stragi. Il Ncd, che pure guida il ministero dell’Interno, contraddice le dichiarazioni che aveva fatto più volte. Con la sinistra ci si può confrontare sulle regole. Ma non ci si può consegnare su scelte decisive come il contrasto all’immigrazione clandestina. Abbiamo avanzato concrete proposte per evitare che vincesse la politica della confusione e non siamo stati ascoltati. Noi vogliamo unire la politica della sicurezza a quella della solidarietà. Contrastare la clandestinità è un dovere. Spiace che alcuni preferiscano il compromesso sulla sostanza delle scelte. Che ci vedono sempre e comunque distanti e distinti dalla sinistra».

 La Lega aveva presentato un emendamento al ddl puntando a lasciare in vita il reato di clandestinità, ma l’aula del Senato l’ha respinto. PI e Ncd si sono astenuti. «Abbiamo provato in tutti i modi a far comprendere al governo, alla maggioranza e al M5s  – ha detto Erika Stefani, capogruppo della commissione giustizia a Palazzo Madama per la Lega Nord – la gravità dell’impatto sociale che avrà l’abolizione del reato di clandestinità. Hanno la responsabilità di aver dato ai clandestini la licenza di entrare e restare impunemente nel Paese.Oggi serve rigore, non benefici. Pagheranno questa colpa nelle urne. I cittadini erano e restano contrari a questa scelta e solo la Lega ha dato loro voce». 

Contro il provvedimento del governo è arrivata una pioggia di critiche anche da Fratelli d’Italia. Ironico Ignazio La Russa: «Hanno risolto il problema dell’immigrazione abolendo il reato di ingresso clandestino. Attendiamo ora con maggiore fiducia gli aspetti benefici di questo illuminante provvedimento: niente più barconi nel Mediterraneo, niente più vittime degli scafisti che trafficano esseri umani, niente più ghetti e soprattutto più sicurezza nelle nostre città».

 Secondo Gianni Alemanno «l’abolizione del reato di clandestinità al primo ingresso abolisce di fatto le esecuzioni delle espulsioni.Se il primo ingresso illegale diventa un semplice illecito amministrativo può essere facilmente impugnato nei tribunali amministrativi, permettendo al clandestino di dileguarsi nuovamente. Non a caso, il primo ingresso illegale non è mai stato sanzionato con il carcere ma solo con ammenda convertibile in espulsione ed è stato l’unico strumento che ha permesso di espellere realmente i clandestini privi di ogni titolo di rifugiati. In questo modo non è possibile neanche constatare eventuali recidive e, di fatto, vengono aperte le frontiere».

 Dal Nuovo Centrodestra Maurizio Sacconi spiega invece che a suo avviso “i criteri di delega in materia di immigrazione non fanno altri che ripristinare integralmente la legge Bossi-Fini, là dove considerava illecito amministrativo il primo ingresso”.

da secoloditalia.it

giovedì 16 gennaio 2014

L'INTERVISTA.Siria,quale futuro? Ne parliamo con..

Nel mese di Ottobre abbiamo intervistato Nuri Assi,un cittadino Siriano che vive e lavora alle porte di Milano.Nuri ha 43 anni è nato a Damasco,sposato,vive da 13 anni nel nostro paese.Come tutti guarda con apprensione l'evolversi della situazione siriana che,ad oggi, sembra essersi raffreddata agli occhi dei media italiani. L'intervista doveva essere pubblicata in esclusiva sul  terzo numero del nostro giornalino ,"InformAzione", non ancora andato in stampa per motivi legati alla lentezza (???) burocratica che caratterizza questa città.


Da mesi si parla della situazione siriana.dopo la caduta dei grandi del medioriente,in molti sostengono che a breve finirà il potere di Assad.Lei concorda con questa analisi?

Non sarà così facile far cadere un governo come quello di Assad, visto che una bella parte della popolazione è dalla sua parte, e tanti di quelli che avevano appoggiato la rivoluzione iniziale si erano accorti che non è più una rivoluzione ma solo un tipo di estremismo religioso,appoggiati  dai regimi del golfo arabo, e da qualche stato occidentale in primis l'USA,ma si spera che riesca a resistere, lo spero anche io.

Dalla Siria arrivano notizie molto contraddittorie.si parla,ad esempio,di repressioni ordinate da Assad,ma anche di spontanee manifestazioni pro Assad.Quanto c'è di vero in tutto questo?cosa sta realmente accadendo?
La verità è che all'inizio,tre anni fa, era nato un movimento popolare per apportare  certi cambiamenti a livello politico ed economico, ma dopo sono iniziate le infiltrazioni di Gihadisti, che fanno parte di al-Qaeda ed altre fazioni religiosi tra i manifestanti che avevano iniziato con la lotta armata contro obbiettivi governativi, basterebbe dire che tutte le piccole etnie sono dalla  parte di Assad, ed altrettanto sunniti laici, poi che ci siano stati degli errori da parte dell'esercito siriano penso che sia vero, ma ciò fa parte del gioco di forza e danni collaterali inevitabili..
Anche se i media mistificano la notizia,i cosiddetti ribelli,al grido di libertà e democrazia operano giornalmente esecuzioni e torture anche su donne e bambini,ma chi sono questi ribelli e cosa vogliono?
I ribelli siriani sono i religiosi sunniti appoggiati dal radicalismo islamico dell'Arabia Saudita ed altri paesi del golfo arabo, e migliaia di armati islamisti che vengono da tutto il mondo combattendo in nome di Dio, assomiglia in un certo senso alle crociate.I media occidentali stanno seguendo,come sempre,una politica di oscuramento della realtà, visto che stanno dalla parte dei ribelli, per motivi politici.
Quali sono le ragioni per cui l'Europa appoggia i ribelli?
L'occidente, nel caso siriano sta seguendo la sua politica classica di far fuori tutti i governi anti Israele, e suoi interessi politici contro i governi anti USA


È credibile che Assad abbia usato armi chimiche su damasco?
Penso che sia impossibile, visto che gli ispettori della nazione unite erano proprio a damasco nel giorno in cui sono state usate le armi chimiche,sembra proprio assurdo, analizzando il risultato, si capisce che i ribelli avevano l'interesse di giustificare un certo intervento armato americano contro il governo siriano,quindi escludo automaticamente questi ipotesi.
Come pensa si evolverà la situazione?
Come andrà a finire si sa, visto che ci sono in mezzo delle potenze internazionali, Russia,Cina Iran, Siria, da una parte ed USA ed occidente dall'altra parte, comunque il governo siriano è solido, si spera solo che la demagogia religiosa appoggiata da chi sappiamo non riesca a distruggere il governo laico siriano.

Redazione InformAzione

martedì 7 gennaio 2014

Acca Larentia, per non dimenticare


C'è una strada, nel cuore del quartiere Tuscolano a Roma, che da 36 anni è il simbolo di una generazione che ha sofferto, che ha sacrificato  i propri figli in una guerra senza perché. Si chiama via Acca Larentia. C’è una data, nel calendario, che da 36 anni è listata a lutto. È il 7 gennaio 1978.
Solo fino al giorno prima le luci natalizie rendevano il clima festivo e caldo, l’Epifania chiudeva le vacanze di Natale. Poche ore dopo una raffica di proiettili spezzava due giovani ed innocenti vite.
La sezione di Via Acca Larentia, al Tuscolano, si trova su un piazzale che affaccia su via Evandro e prosegue su un ballatoio che porta a via delle Cave. Il 7 gennaio ‘78 è un sabato, sono le 18 e in sezione alcuni ragazzi stanno organizzando un volantinaggio contro la chiusura della sede di Via Ottaviano. Sono Franco Bigonzetti, 19 anni, Francesco Ciavatta, 18, Maurizio Lupini, Pino D’Audino, Enzo Segneri.  Escono della sezione e si danno appuntamento a Piazza Risorgimento, nel quartiere Prati. Accade tutto in un istante: una raffica di proiettili esplosi da una Skorpion li investe. Altri colpi vengono sparati da pistole semiautomatiche. Franco viene colpito e cade sulla porta della sezione, Francesco tenta una fuga disperata ed inutile sulle scale del ballatoio, cadrà dal lato opposto e morirà appena giunto in ospedale.
Maurizio, Pino ed Enzo si rifugiano dentro la sezione, restano in ascolto. Fuori si sente parlare: “’ndo cazzo ve sete nascosti, li mortacci vostri” urla qualcuno. E spara. Ancora sul corpo senza vita di Franco.  I tre restano in attesa, sul pavimento della sezione. Poi Maurizio si avvicina al portone, ascolta: “se ne so’ annati” dice agli altri. Enzo è ferito ad un braccio. “Mo dopo annamo all’ospaedale” gli dice Maurizio, che poi accende la luce.
Guarda i suoi amici, Pino è frastornato, Enzo sente dolore al braccio. All’unisono si voltano, qualcosa attrae la loro attenzione. Sul pavimento, dall’anta sinistra della porta, filtra del sangue. Maurizio apre la porta. Il corpo di Franco è lì, muto, accasciato sullo stipite. Quei proiettili lo hanno ucciso. Maurizio capisce che Franco ha cercato di fuggire, la direzione più plausibile è proprio quella del ballatoio, lo percorre, giunge sull’altro lato delle scale, vede Francesco a terra, scende le scale di corsa, lo raggiunge. “Mauri’ … Mauri’ …” lo chiama Francesco “A me m’hanno solo ferito. Andate a vedere Franco, mi sa che l’hanno ammazzato”. Maurizio lo tiene stretto a sé, l’anima svuotata, il cuore in pezzi, gli occhi gonfi. “France’ …” invoca. “Mauri’ … Mauri’ … aiutame … me brucia tutto”. Sono le ultime parole di Francesco Ciavatta. Le lacrime di Maurizio, Francesco tra le sue braccia. Le lacrime di Enzo, lo sguardo perso nel vuoto di Pino, Franco accasciato sullo stipite della porta. E le sirene delle ambulanze e della polizia che si avvicinano.
È la cronaca di un giorno terribile, che resterà nella storia di una generazione, e poi delle successive, per sempre. Ed è solo una cronaca parziale. Perché quel 7 gennaio non ha ancora finito di mietere le sue vittime.
Nelle ore che seguono la tragedia molti giovani si radunano nel piazzale, le forze dell’ordine intervengono per tenere sotto controllo la situazione,  si forma un corteo spontaneo. Sono momenti terribili, durante i quali una comunità si stringe intorno al proprio lutto. Il corteo staziona su via Evandro, il clima è teso, dalla pistola del capitano Eduardo Sivori parte un proiettile che colpisce Stefano Recchioni in piena fronte.
Stefano è un giovane militante, appassionato, tranquillo. Dopo due giorni morirà in ospedale, diventando la terza vittima di una strage che non ha un perché.
Acca Larentia di vittime ne miete quattro: l’anno successivo, durante la manifestazione per la prima ricorrenza dell’odiata strage, Alberto Giaquinto, 17 anni appena, cadrà sull’asfalto di Via del Castani, nel quartiere Centocelle. “Troppo sangue sparso sopra i marciapiedi”.
"Un nucleo armato, dopo un'accurata opera di controinformazione e controllo della fogna di via Acca Larentia, ha colpito i topi neri nell'esatto momentoin cui questi stavano uscendo per compiere l'ennesima azione squadristica. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga...". è il testo della rivendicazione della strage, rinvenuto in una cassetta audio a nome dei Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale. 
La vicenda relativa alle indagini che sono seguite all'attentato, come pure la storia dela Skorpion maledetta, è lunga e complessa: basti dire in questa sede che nessuno ha mai pagato per quei fatti e che lo scorso anno sono state riaperte le indagini contro ignoti, sperando che le nuove tecniche investigative possano far luce su vicende mai risolte. Ed eco riemergere vecchie carte e anche vecchi dolori, mai sopiti. Dolori che appartengono ad una intera comunità. 

di Emma Moriconi (giornaleditalia.org)