venerdì 28 febbraio 2014

Oggi si ricorda Mikis Mantakas, il giovane greco ucciso dall’odio comunista

Quel 28 febbraio 1975 la giornata era cominciata presto: già alle sei del mattino gli extraparlamentari di sinistra si erano radunato intorno a piazzale Clodio dove stava per riprendere il processo ai tre assassini di Potere Operaio, Lollo, Clavo e Grillo, che il 16 aprile del 1973 avevano bruciato vivi un ragazzo e un bambino, Stefano e Virgilio Mattei.
Oggi è incomprensibile una mobilitazione, non solo a livello attivistico ma anche e soprattutto di opinione, in difesa di chi aveva commesso un crimine così efferato e gratuito. Ma così andavano le cose negli anni Settanta. Anzi, il 13 febbraio, era stata data alle fiamme a Primavalle l’auto di un testimone al processo. Missino, ovviamente. Il 25 c’erano stati altri scontri, sedati dal maggiore dei carabinieri Antonio Varisco, che qualche anno dopo sarà ucciso dalle Brigate Rosse che non gliela avevano perdonata. I quotidiani Lotta Continua e il Quotidiano dei Lavoratori pubblicano le foto del “fascisti” davanti al tribunale e invitano i compagni ad andare il giorno dopo a piazzale Clodio. Quella mattina del 28, dunque, già c’erano state alcune scaramucce tra militanti missini e comunisti: questi ultimi avevano riconosciuto e sparato tre colpi di pistola contro un dirigente del Fronte della Gioventù, senza colpirlo ma mandando in frantumi i vetri di alcune autovetture parcheggiate. I gruppi dell’autonomia sono perfettamente equipaggiati per la guerriglia urbana: caschi, spranghe, tascapane con molotov e, scopriremo dopo, anche parecchie pistole. In uno scontro successivo un dirigente del Fronte riporta la frattura di un braccio. Dentro il tribunale, si accende una rissa tra un attivista della sezione missina del Prenestino e Alvaro Lojacono, che poi sparerà al giovane greco Mikis Mantakas del Fuan (Fronte universitario azione nazionale, l’organizzazione missina negli atenei). In favore di Lojacono interviene il senatore comunista Terracini, del collegio di difesa di Lollo. Verso metà mattinata si accendono scontri in tutto il quartiere. Mentre infuriano i disordini, un centinaio di comunisti arriva alla spicciolata nel pressi della sezione Msi Prati di via Ottaviano, incredibilmente non presidiata dalle forze dell’ordine, e la assalta. Le forze dell’ordine erano tutte a presidiare la sede Rai di via Teulada, che infatti viene assaltata dall’autonomia come diversivo. Alle 12,45 i militanti dei collettivi individuano e fermano una “civetta” della polizia facendone scendere gli occupanti minacciandoli con sei o sette pistole. Verso le 13,15 il gruppo di fuoco comunista arriva a via Ottaviano, dove ci sono una ventina di giovani missini disarmati. I ragazzi cercano di ritirarsi nella sezione, dal gruppone parte una salva di bombe molotov che alzano un muro di fuoco e fumo davanti al portone dello stabile. Contemporaneamente vengono sparate le prime revolverate contro i missini. A questo punto i giovani della sezione Prati si dividono: una parte rientra in sede e una parte attraverso il cortile va all’altro ingresso su piazza Risorgimento. Ma la retroguardia del commando, tra cui Lojacono, li aspettavano e sparano. Testimonianze dicono che furono esplosi centinaia di colpi di pistola, sparati da almeno cinque persone diverse. I comunisti a questo punto arretrano proteggendosi la fuga con altre bombe molotov, e i ragazzi di destra si accorgono che uno di loro è ferito gravemente: è Mantakas, il cui soprabito tra l’altro era stato lambito dalle fiamme di una molotov. Tra i soccorritori di Mikis c’i sono Paolo Signorelli, Fabio Rolli, che rimarrà ferito da una revolverata, e Stefano Sabatini, che si rinchiuderà dentro un box del palazzo con Mantakas agonìzzante. Qualcuno dei difensori aveva una vecchia lanciarazzi, circostanza che induce il commando aggressore a pensare a una trappola e quindi ad arretrare. I giovani riescono a chiuder eil portone ma intanto c’è un altro assalto: i collettivi entrano nel cortiletto, sentono un box chiuderi, e sparano attraverso la saracinesca: per fortuna Sabatini e Mantakas erano nel box accanto, quello più lontano dall’entrata. Sono trascorsi 15 minuti dall’inizio dell’assalto e la polizia non c’è ancora. I comunisti in fuga sparano contro un poliziotto in borghese, che però ne insegue due e li riesce ad arrestare: sono Fabrizio Panzieri e Lojacono, vicini ai collettivi di via del Volsci e di Fisica. Un’ambulanza dei Vigili del Fuoco porta Mantakas prima al Santo Sprito e poi al San Camillo, dove morirà nel pomeriggio, alle 18,30. Mantakas, Rolli e un passante, anch’egli ferito, sono stati colpiti da tre calibri diversi. All’inizio gli inquirenti dissero che tre persone avevano sparato, ma del terzo poi non si sentirà mai più parlare. Il 3 marzo, alla cerimonia funebre per Mantakas, a Santa Maria sopra Minerva, gli extraparlamentari di sinistra aggrediscono i missini che stavano andando verso la chiesa. Davanti ad alcune scuole di Roma compaiono le scritte “10-100-1000 Mantakas”. In quei giorni le violenze della sinistra non si fermano, e il 13 marzo successivo Avanguardia Operaia massacra a Milano il giovane Sergio Ramelli, che muore dopo 47 giorni di agonia. Da ricordare solamente che la stampa italiana cerca di imbastire una “pista nera” anche per il delitto Mantakas, ma il tentativo, come tutte le altre volte, naufraga miseramente. Paese Sera addirittura manda un volenteroso inviato in Grecia, ma ovviamente torna senza aver scoperto nulla di compromettente.
Mikis Mantakas avrebbe oggi 62 anni, era nato ad Atene nel 1952 e sognava di fare il medico. Mantakas era venuto a Roma da Bologna, perché aveva subito un’aggressione dai collettivi di sinistra che lo aveva costretto a letto per 40 giorni. Frequentava il bar Penny in via Siena, quello “bazzicato” dai ragazzi del vicino Fuan. Nel 1977 ci fu la condanna a nove anni e sei mesi di reclusione per concorso morale in omicidio per Panzieri. Assoluzione, invece, per insufficienza di prove, per Lojacono. Il processo di secondo grado, nel 1980, si concluse con la condanna a sedici anni di reclusione per entrambi. Ma un ricorso in Cassazione bloccò l’esecutività della sentenza per Lojacono che rimase in libertà per poi fuggire in Algeria, e poi in Svizzera assumendo il cognome della madre. Lojacono nel 1978 era nel commando delle Brigate Rosse che rapì Aldo Moro e uccise la sua scorta. Nel 1983, fu condannato all’erga-stolo per l’omicidio del giudice Tartaglione. La Svizzera non concesse mai l’estradizione e nel 1999 divenne un uomo libero. Fabrizio Panzieri, approfittando di una scarcerazione, si dette alla latitanza. Nel 1982 fu condannato a ventuno anni di reclusione. Ancora oggi risulta latitante. Forse è in Nicaragua, dove c’è anche Grillo, quello del rogo di Primavalle.
 di Antonio Pannullo (secoloditalia.it)

martedì 25 febbraio 2014

Navigare in un mare di "demagogia" con "Costa" Crocetta.

"RIVOLUZIONERO' LA SICILIA!!"

 Questo uno dei tanti spot propagandistici di Capitan Crocetta ma ancora si vede tutto tranne che la tanto attesa rivoluzione.

Al governo da più di un anno, il rivoluzionario, non ha fatto altro che andare avanti a spot e titoli di giornali, più o meno compiacenti, che lo citano anche quando si reca alla toilette o in cucina a fare due uova al tegamino.
Il segreto del buon governo  Costa Crocetta? Prestare attenzione ai sondaggi e dichiarare ciò che tocca la pancia della gente: il presidente anticasta, il presidente antimafia, il presidente antigovernativo...ops governa lui.

L'ultimo coniglio dalla stiva del Costa Crocetta è stata la tanto acclamata, attesa, da me come da molti cittadini, abolizione delle province.

 < finalmente!> <era ora!> queste le prime esclamazioni fatte alla lettura delle agenzie, pensando che ci fosse anche una soluzione per il dopo...e invece? In alto mare...per poi lasciarsi andare...ma questa volta ad andare giù sono i dipendenti delle province che non sanno a chi fare riferimento! Ad andare giù sono i sindaci che non hanno più un organo di riferimento per la gestione delle strade provinciali, sono loro che non sanno a chi fare riferimento per ciò che prima si discuteva con le amministrazioni provinciali, al loro posto? I super dirigenti da lui nominati e rigorosamente irreperibili!

Questo è il costa crocetta...tutto fumo e niente arrosto.

Speriamo che Capitan Crocetta riesca a tirare un altro coniglio fuori dalla stiva...speriamo...almeno la speranza, lo sappiamo tutti, è l'ultima a morire.

 Costa Crocetta...anti per scelta...incoerenti per passione.



 di Rocco Vaccarino.

martedì 18 febbraio 2014

Tarchi: “Renzi? Gli manca la legittimazione popolare”...


Professor Marco Tarchi, riuscirà Renzi a reggere con il suo governo fino al 2018 senza aver ricevuto un mandato popolare attraverso le elezioni?

Lo ritengo improbabile. Al di là dell’impressione di incoerenza che questa sua improvvisa accelerazione può suscitare, credo che gli verrà spesso rimproverata, dagli avversari esterni ma anche da quelli interni, la mancanza di un crisma elettivo. Come molti hanno fatto rilevare, dopo Monti e Letta siamo a tre presidenze del Consiglio di origine extraparlamentare. È un’anomalia eccessiva. Inoltre non capisco a chi gioverebbe, se non a lui stesso, consentire a Renzi di completare la legislatura senza intoppi, avallandone qualunque scelta. Significherebbe, per tutti gli altri soggetti politici, consegnarsi senza combattere a una sconfitta elettorale certa.

Riuscirà Renzi a guidare due maggioranze diverse ma parallele: una maggioranza politica di governo senza Forza Italia e una maggioranza sulle riforme con Forza Italia?

Sarebbe uno straordinario esercizio di equilibrismo. A meno che, dentro Forza Italia, qualcuno – magari un qualcuno che sta molto in alto – non voglia di fatto favorire l’azione governativa di Renzi pur dichiarandogli formalmente un’opposizione, sperando di incassare dividendi su altri piani, a partire da un ridimensionamento dei margini di manovra della magistratura. Ma su questi maneggi da retroscena non si può andare oltre le illazioni. Se il centrodestra vuol davvero battere Renzi, non potrà stendergli il tappeto rosso sotto i piedi sulla via delle riforme di cui mena già tanto vanto(e rivendica la sostanziale titolarità.

L’accordo Renzi-Berlusconi sulle riforme (legge elettorale, titolo V, Senato) sembrava prefigurare un anno di tempo per la loro approvazione. L’impegno sarà mantenuto o adesso che si sta per formare un governo che vuole durare fino al 2018 le riforme, soprattutto quella elettorale, torneranno nell’album delle buone intenzioni?

Dipenderà da come Renzi, notorio uomo di marketing, interpreterà l’andamento dei sondaggi. Non può non essersi accorto, malgrado le quotidiane esternazioni, che quel modello Frankenstein o legge rubamazzo che ha proposto, cannibalizzando brandelli di normative esistenti e rimettendole assieme alla rinfusa con il solo scopo di raddoppiare il peso parlamentare di un partito che giungesse anche solo al 25% dei voti, potrebbe scavargli una buca sotto i piedi. Tuttavia, per invertire la rotta si deve aggrappare ad un pretesto. Vedremo se ne troverà uno convincente. Altrimenti, attribuirà a qualcuno degli alleati la responsabilità di aver depauperato l’agenda e si limiterà ai provvedimenti meno contrastati.

Ma Berlusconi continuerà a sostenere l’approvazione delle riforme istituzionali con un governo Renzi che vuole rinviare il voto fino al 2018?

Politicamente non è nel suo interesse. Non posso però non notare l’ambiguità di molti degli atteggiamenti recenti di Berlusconi, in materia di giudizio su Renzi, prospettive di elezioni, scelte sulla guida del partito, rapporti con i possibili futuri partners di coalizione. Mi dà l’impressione di essere quasi soggiogato da un leader del Pd che per la prima volta non lo demonizza, gli riconosce un ruolo paritario nella definizione di un piano di riforme e in materia economica fa affermazioni che certo non gli suonano sgradite. Non bisogna dimenticarsi che la dimensione psicologica delle idiosincrasie e delle simpatie ha sempre avuto un peso cruciale nelle scelte del Berlusconi attore politico. Portandolo a commettere già vari gravi errori.

Non è che Renzi parla di elezioni nel 2018 per rassicurare i partiti minori e i propri parlamentari, ma sotto sotto è già d’accordo con Berlusconi per varare le riforme istituzionali entro un anno e poi andare alle elezioni anticipate?

Non escludo che nel vasto quadro delle sue ambizioni, Renzi possa avere anche quella di far figura di nuovo Machiavelli, ma non esagererei. E poi, insisto, che interesse avrebbe Berlusconi a fargli fare delle riforme – cosa che in molti italiani susciterebbe molto probabilmente, speranze e simpatie – e poi, senza aspettarne gli effetti (che potrebbero essere ben diversi da quelli promessi, e quindi far nascere delusioni) –, mettergli elezioni anticipate sul piatto d’argento?

Con il varo del governo Renzi, Napolitano potrebbe ritenere conclusa la sua permanenza al Quirinale?

A giudicare dal suo comportamento di tutti questi anni, direi proprio di no. Perché dovrebbe rinunciare proprio oggi ad esercitare quella funzione pedagogica, molto più che di controllo, che gli è stata tanto a cuore fin qui? Già ha dovuto digerire la caduta di un presidente del Consiglio da lui inventato e sorretto quasi ad oltranza; se mollasse adesso, firmerebbe un atto di resa. Poco in linea con il carattere del personaggio. (da Diorama Letterario)

lunedì 17 febbraio 2014

Quando l’Europa fu colpita al cuore


ll 15 febbraio di settant'anni fa il simbolo della civiltà cristiana d'Europa fu distrutto da una pioggia di 576 tonnellate di bombe sganciate da 227 fortezze volanti angloamericane.
Parlo dell'Abbazia di Montecassino fondata nel 529 da San Benedetto, patrono d'Europa, dove i monaci all'insegna di ora et labora misero in salvo le radici classiche d'Europa: l'opera di Platone e Aristotele, di Ovidio e Virgilio, di Plotino, i codici, la geometria. Quel convento aveva resistito all'assalto dei mori e allo scempio dei soldati napoleonici. Ma quella pioggia di fuoco del 1944 distrusse l'abbazia, che neanche i tedeschi avevano voluto profanare; poi si barricarono tra le sue rovine e si combattè per altri tre mesi. Non c'era una motivazione strategica dietro quell'attacco. Un millennio e mezzo di storia, di fede e di sapienza distrutto in una giornata di barbarie.
Pensavo a questa ricorrenza perché proprio in questo weekend esce nelle sale italiane un film assai pubblicizzato in tv, The monuments men di George Clooney, sulle opere d'arte trafugate dai nazisti e salvate dagli americani. Ricordo la commozione dello scrittore romeno Vintila Horia quando mi raccontò la sua visita all'Abbazia prima e dopo la distruzione. Ecco la perdita del centro, diceva con gli occhi lucidi, un centro d'irradiazione spirituale della civiltà europea dove si custodivano le sue radici greche, romane e cristiane, colpito al cuore. George Clooney farà mai un film su Montecassino e Papa Francesco se ne ricorderà domani? Ora et ignora.
di Marcello Veneziani (ilgiornale.it)

martedì 11 febbraio 2014

11 Febbraio 1918 • La beffa di Buccari

..Un frego rosso cerchia la Baia di Buccari. La faccia quadrata del Milazzese Luigi Rizzo, tirata dalla stanchezza, si apre al sorriso: « E' una pazzia, ma oramai è deciso ». Gabriele D'Annunzio depone il monocolo e guarda quel bell'uomo coi suoi gradi di capitano di corvetta: « L'audacia è dei forti », dice quasi declamando, « e dei forti è la fortuna. Brindiamo. Domani la storia canterà la nostra follia che si è cinta l'alloro della gloria"..


lunedì 10 febbraio 2014

A chi Italiano volle restare!


Oggi (09.02)una nostra delegazione era presente a Messina
 per ricordare i martiri delle Foibe e gli esuli dell'Istria,di Fiume e dalla Dalmazia.


Oggi come ieri,il ricordo è vivo.






Ai Martiri delle Foibe.

10 Febbraio.Oggi abbiamo deciso di chiudere i vostri libri di storia e di aprire la nostra memoria al ricordo dell'eccidio più taciuto e nascosto dal dopo guerra ad oggi.


Oggi abbiamo deciso di ricordare chi non si è arreso,chi ha perso la propria casa,chi ha perso la propria vita per difendere e rivendicare con orgoglio la propria "Italianità"

Oggi è il giorno del ricordo dei martiri delle Foibe e degli esuli Istriani,dalmati e giuliani.

Oggi è il giorno nel quale rivendichiamo con fierezza l'orgoglio di essere Italiani.


A Paolo di Nella

"Rivoluzione non è qualcosa di astratto, che sa di miracolo: è qualcosa che si costruisce giorno per giorno, pezzo per pezzo, sbagliando e riprovando, anche col sacrificio personale". 

A Paolo di Nella, vittima dell'antifascismo.
9 FEBBRAIO 1983 - 9 FEBBRAIO 2014
Per mille anni, di padre in figlio.


venerdì 7 febbraio 2014

A causa delle continue e reiterate insinuazioni, che in maniera sistematica vengono fatte su Casaggì Milazzo in merito alla sua collocazione partitica, intendiamo chiarire una volta per tutte questa situazione.

Casaggì Milazzo sin dal principio è sempre rimasta indipendente da qualsiasi organo di partito ed estranea a correnti e schieramenti partitici.
Rimaniamo quindi saldamente ancorati ai principi della destra sociale che continueranno a contraddistinguere la nostra azione politica.



mercoledì 5 febbraio 2014

FIACCOLATA in ricordo dei Martiri delle Foibe.

Anche quest'anno ricorderemo uno dei massacri più taciuti della storia,le Foibe.Decine di migliaia di innocenti,colpevoli solo di essere Italiani,gettati vivi nelle cavità carsiche del confine orientale e massacrati dalle milizie dei partigiani comunisti,sotto il comando del marasciallo Tito.

Una tragedia immane,una pulizia etnica feroce,che costrinse alla fuga migliaia di persone,costrette a lasciare le loro terre e i loro beni nelle mani dei comunisti titini.

Domenica 9 Febbraio saremo presenti alla fiaccolata in ricordo dei martiri delle Foibe,organizzata dal Comitato 10 Febbraio e dall'ass. Vento dello Stretto.

Messina - Piazza Università H 17.30

Chiunque volesse partecipare,ci contatti privatamente.
Partenza da Milazzo.