venerdì 25 maggio 2012

RIPARTIRE DA ZERO. LE PROPOSTE DI GIORGIA MELONI.

Pur mantenendo fede alla nostra indipendenza di fondo, pubblichiamo volentieri gli spunti suggeriti, tra gli altri, da Giorgia Meloni per far ripartire la destra italiana...



RIFIUTI ZERO.
Niente discariche né inceneritori. Il futuro (e il presente…) nel ciclo dei rifiuti è riutilizzare gli scarti come materia prima seconda. Produrre meno rifiuti e imballaggi inutili e costosi, reintrodurre il vuoto a rendere, fare la raccolta differenziata porta a porta, sviluppare la filiera industriale dei materiali riciclati. Nel mondo avanzato funziona così, può succedere anche da noi.


IMPATTO ZERO.
Puntare sulle energie sostenibili e alternative. Fotovoltaico, solare, geotermico, biomasse, eolico. E nucleare da fusione: una fonte potenzialmente inesauribile, non radioattiva, che non produce pericolose scorie millenarie. L’assenza dell’Italia dal nucleare pericoloso da fissione può costituire un vantaggio per investire nella ricerca e mettersi all’avanguardia nel nucleare pulito.


BARRIERE ZERO.
Garantire piena cittadinanza alle persone disabili. Abbattere tutte le barriere, fisiche, psicologiche, economiche, che rendono difficile l’esercizio effettivo dei diritti di chi è affetto da disabilità.


KM ZERO.
Privilegiare il consumo di prodotti locali, a partire dall’agricoltura, riduce i costi e l’inquinamento provocato dai trasporti, sostiene l’economia locale, rispetta le vocazioni e le tradizioni dei luoghi.


EMISSIONI ZERO.
Sviluppare e potenziare il trasporto pubblico, la mobilità sostenibile, le piste ciclabili e i percorsi pedonali protetti nelle aree urbane. Per città a misura d’uomo, non delle macchine.


BUROCRAZIA ZERO.
Liberare la società dall’opprimente peso della burocrazia. Timbri, permessi, nulla osta, autorizzazioni, visti, certificati: una giungla da sfoltire e ricondurre a funzionalità ed efficienza. Per una Pubblica Amministrazione amica dei cittadini.


PRIVILEGI ZERO.
Merito ed equità viaggiano di pari passo. Per decenni il ‘merito’ è stato sacrificato sull’altare di una malintesa ‘eguaglianza’, lasciando campo libero a nepotismo, baronato e privilegi di casta. Garantire in ogni settore la libertà di accesso con selezioni basate solo sul merito.


CORRUZIONE ZERO.
Approvare subito la legge anticorruzione, rivendicando la sua nascita per iniziativa del PdL. Ripristinare l’etica e la moralità come presupposto fondamentale per il governo della cosa pubblica.


DEBITO ZERO.
Abbattere il debito pubblico per pagare meno interessi e liberare l’economia dal fardello che ne blocca la crescita: dismettere le partecipazioni non strategiche e il patrimonio non strumentale, imporre il prestito forzoso alle grandi ricchezze. Saldare i debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese: non c’è niente di peggio di uno Stato che fa fallire i suoi fornitori.


EVASIONE ZERO.
Pagare meno, pagare tutti. Lotta senza quartiere all’evasione fiscale: chi evade costringe gli altri a pagare di più e provoca il conflitto sociale. 


IMPUNITA’ ZERO.
Certezza della pena per chi è condannato. Processo equo e in tempi ragionevoli per chi è indagato. Responsabilità civile per il magistrato che sbaglia per dolo o colpa grave.


DENATALITA’ ZERO.
Quoziente famigliare per fisco e servizi pubblici. Asili nido e servizi per i minori, Iva al 4% per i prodotti per l’infanzia. Piena applicazione della legge 194 sull’aborto, finora dimenticata e inapplicata nella parte che prevede di rimuovere le cause economiche e sociali che portano una donna a rinunciare alla maternità. Contrastare l’invecchiamento della popolazione è l’unica ricetta per dare un futuro all’Italia e riequilibrare il sistema pensionistico.


IGNORANZA ZERO.
Ricerca scientifica e innovazione tecnologica strumenti per la competitività. Favorire gli investimenti privati con agevolazioni mirate, aprire scuola e Università al mondo del lavoro senza mettere in discussione l’autonomia della cultura.


DEGRADO ZERO.
Fare una vera e propria campagna per la ‘bellezza’, contro il degrado dei quartieri, per il recupero delle periferie, la tutela dei beni storici, architettonici e paesaggistici. Basta con i venditori ambulanti abusivi, cartellone selvaggio, vietare la prostituzione in strada.


TOLLERANZA ZERO.
La ricetta che ha salvato New York dalla morsa della criminalità è ancora oggi l’unica che funziona: non dare tregua a delinquenti e criminali, tutelare la sicurezza dei cittadini, a cominciare dai più deboli. Lotta a tutte le mafie senza quartiere.


SUDDITANZA ZERO.
A testa alta in Europa e nel mondo. Politica estera senza soggezione per affermare il ruolo e gli interessi italiani nel mondo. Accettare di cedere quote di sovranità in favore di un’Europa politica, potenza continentale, e non di un’Europa ridotta ad astratto ‘mercato’ senz’anima.


LOBBY ZERO.
Una politica sempre dalla parte dei cittadini, degli interessi deboli e diffusi. Fuori dalla porta poteri forti, lobby e potentati.


DROGA ZERO.
Combattere tutte le dipendenze, rafforzare e integrare le politiche proibizionistiche con la prevenzione, contrastare la cultura dello sballo. Dimostrare ai giovani che ci si può divertire, ballare, cantare senza bisogno di usare ‘sostanze’.


USURA ZERO.
Sbloccare l’accesso al credito, riportare il sistema bancario al servizio del territorio. Incentivare il sostegno alle famiglie e alle imprese, agli investimenti produttivi, e penalizzare le attività speculative e puramente finanziarie che sottraggono risorse all’economia reale. Ridurre i costi di gestione dei conti correnti, delle carte di credito e di debito, degli strumenti finanziari che i cittadini sono costretti a utilizzare per le esigenze quotidiane.


VIOLENZA ZERO.
Riaffermare con intransigenza il fermo rifiuto della violenza come strumento di lotta politica. Contrastare la violenza in ogni forma e in ogni luogo: violenza sessuale, discriminazioni etniche, fanatismo religioso, sopraffazione degli indifesi ci troveranno sempre in prima fila a fermarne il cammino.


MASCHILISMO ZERO.
Perseguire l’effettiva parità tra uomo e donna. L’Italia è tra le ultime nazioni nel mondo sviluppato in questo campo. L’assenza delle donne nei luoghi che contano impoverisce il dibattito e fa venire meno un contributo visuale determinante. Favorire la crescita delle donne significa ripensare i tempi e i modi in cui è organizzata la società, il lavoro, la politica.


NOMINATI ZERO.
Basta con il parlamento dei nominati. Serve una nuova legge elettorale che reintroduca le preferenze o le primarie per dare ai cittadini il diritto di scegliere. La partecipazione è il fondamento della democrazia.


PARTITOCRAZIA ZERO.
Niente passi indietro sul bipolarismo. Al contrario, la riforma istituzionale deve segnare un avanzamento: elezione diretta del capo dell’esecutivo, fine del bicameralismo perfetto e del potere di veto dei partiti, maggioranze stabili. Partiti trasparenti, con statuti democratici e rispettati.


SECESSIONE ZERO.
La riforma approvata dal governo Berlusconi disegna un federalismo solidale e rispettoso dell’identità nazionale. Attribuisce le risorse agli enti territoriali responsabilizzandoli nella spesa, sostiene le aree depresse con il fondo perequativo, introduce il meccanismo dei costi standard al posto della spesa storica che ha finora premiato chi spreca, riconosce a Roma la specificità di Capitale. Il PDL deve rivendicare questa interpretazione del federalismo, sottraendolo a una Lega sempre più in crisi di ruolo e di nuovo tentata dalla deriva secessionista.


DIGITAL DIVIDE ZERO.
L’accesso a internet e ai relativi servizi informatici nella società moderna è un diritto universale, differenze così marcate di trattamento tra cittadini dello stesso paese sono inaccettabili. Il ritardo accumulato dall’Italia è spaventoso e riduce la competitività delle imprese. Investire sulla banda larga è una delle risposte necessarie per uscire dalla crisi e rilanciare l’economia.

RIPARTIRE DA ZERO!



ZEROparaculi - ZEROleccaculi


giovedì 24 maggio 2012

A VENT'ANNI DA VIA D'AMELIO,MEMORIAL PAOLO BORSELLINO

A 20 anni dalla scomparsa di Paolo Borsellino la comunità militante,organizza un torneo di calcio a 5 per ricordare il giudice assassinato dalla mano mafiosa. Un modo per sensibilizzare i giovani e legarli allo sport attraverso la trama della legalità. Il torneo di calcio a 5 si svolgera nei campi di san papino nel periodo estivo compreso tra il 10 e il 20 luglio. 


Da siciliani non possiamo dimenticare l'odio. Come giovani non possiamo biasimare l'ignoranza. Come militanti abbiamo il dovere di rappresentare la legalità.  


Il pensiero di tal manifestazione non è solo rivolta allo sport e al concetto di legalità ma anche e soprattutto alla testimonianza, a quella staffetta di memorie che deve passare di mano in mano e di generazione in generazione.Proprio per questo motivo saremo presenti numerosi alla fiaccolata organizzata,ormai da anni dalla comunità di Palermo,per ricordare Paolo Borsellino Ricordare non è solo un dovere, ma un diritto di quei giovani che non si sentono rappresentati da uno Stato spesso poco presente sul nostro territorio.


SARA' POSSIBILE ISCRIVERSI AL TORNEO ENTRO,E NON OLTRE,IL24 GIUGNO.
PER MAGGIORI INFO CONTATTATECI SU FACEBOOK O AI NUMERI
 348.1708984 -  3455889056

mercoledì 23 maggio 2012

Gli uomini passano, le idee restano.




A 20 anni dal sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifanie Rocco Dicillo
Che il loro sorriso e la loro tenacia siano sempre da esempio per la nostra e tutte le nuove generazioni, Giovanni e Paolo non volevano diventare eroi, volevano solo fare il loro dovere per lasciare a noi e a tutti una Sicilia e un Italia migliore.
Il ricordo che deve restare indelebile nella nostra mente viene da queste parole:

Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l'essenza della dignità umana.

"Gli uomini passano,le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini". G.Falcone.

Cristian Alicata  -latestatanews

martedì 22 maggio 2012

A Giorgio Almirante,‎22 Maggio 1988 - 22 Maggio 2012



“Facesti come colui che cammina di notte, e porta un lume dietro di sé, e con quel lume non aiuta se stesso. Egli cammina al buio, si apre la strada nel buio ma dietro di sé illumina gli altri.”

GIORGIO ALMIRANTE,padre della Destra Italiana
‎22 Maggio 1988 - 22 Maggio 2012



Ventiquattro anni fa', esattamente il 22 maggio 1988,si spegneva Giorgio Almirante,ultimo alfiere della " bella politica " uomo generoso,leale,pulito.Noi missini di allora e senza partito di oggi,sapevamo cosa perdevamo, ma non potevamo certo immaginare che 24 anni dopo un'intera comunita' che in lui si era riconosciuta,nei suoi valori credeva e nelle sue speranze si immedesimava,non avrebbe piu' ritrovato un uomo che cosi' profondamente ne incarnava anche le ragioni di un credo politico. La Destra del coraggio moriva con lui,la destra del riscatto e della speranza anche.Ma oggi possiamo dire che moriva con lui anche la Destra politica,forse per sempre.

Ciao Giorgio,grandissimo uomo.

domenica 20 maggio 2012

CERVANTES: CINQUE DENUNCIATI PER CROCI DAVANTI SERIT DI CATANIA



Pubblichiamo il comunicato dei ragazzi dello Spazio Libero "Cervantes".
la strada è segnata,la strada è quella giusta.AVANTI TUTTA!
"Amore e coraggio non sono soggetti a processo"

CATANIA, 20 MAGGIO 2012. Cinque militanti dello Spazio Libero Cervantes sono stati denunciati a seguito dell’istallazione di cento croci davanti lo sportello della Serit Sicilia Spa nella mattinata di mercoledì 16. L’azione nasce dalla volontà dell’associazione di promozione sociale Cervantes di denunciare l’iniquità del sistema di riscossione e tutte i morti che sta provocando.

“È evidente che abbiamo toccato un tasto scomodo al sistema tributario italiano –dichiara Gaetano Fatuzzo, responsabile dello Spazio Libero Cervantes-. Il Signor Monti invece di dichiarare che parole contro Equitalia e quindi Serit Sicilia non sono tollerate, - prosegue il responsabile- dovrebbe spiegarci perché una partecipata pubblica può agire nell’illegalità, caricando di interessi illegali il dovuto dai contribuenti e in maniera non trasparente.  In questo vogliamo esprimere tutta la nostra vicinanza agli impiegati SERIT, – continua Fatuzzo- colpevoli di fare solo il proprio lavoro vivendo momenti di tensione generati dalla schizofrenia del sistema di riscossione”.

“Noi crediamo nello Stato Sociale, -continua Francesco Chittari, dello Spazio Libero Cervantes- dove pagare le tasse è un dovere e garantire i servizi compito della Pubblica Amministrazione. Ma quando la partecipazione tributaria è usura legalizzata ai danni dei cittadini, o quando il pagato non corrisponde al servizio dovuto, una forza di popolo come lo Spazio Libero Cervantes non può tacere”.

“A chi pensa di intimidirci con queste denunce pretestuose –continuano i ragazzi del centro sociale non conforme-  rispondiamo che noi abbiamo messo tutto in conto”.
“Nei prossimi giorni lanceremo lo sportello di assistenza legale presso lo Spazio Libero Cervantes (Via Santa Sofia, 42) – concludono Fatuzzo e Chittari-  e un Forum di liberi cittadini presentando un documento di proposte e denunce del sistema di riscossione, dove tutte le associazioni e liberi cittadini potranno dare il proprio contributo.”

venerdì 18 maggio 2012



Siamo sempre giudicati solo come criminali
Non pensate di fermarci con le vostre sporche mani
Famiglia, razza e tradizione per l'orgoglio nazionale
Siamo gli ultimi ribelli, scenderemo nelle strade!




giovedì 17 maggio 2012

Atene addio.E Roma?



Mesi fa era una minaccia, ora l’uscita della Grecia dall’euro sembra inevitabile. L’aspetto più strano è il voltafaccia della Germania: ora non vale più il tormentone-minaccia per la credibilità della moneta unica e il temuto “effetto contagio”. Da Berlino e Francoforte è partita una campagna mediatica secondo la quale l’addio di Atene è il male minore. Meglio perdere l’anello più debole della catena piuttosto che ammorbidire la linea del rigore contabile e finanziario.
Questi eurotecnocrati, che forse speravano di barattare la Grecia con un consenso elettorale che gli è stato negato, rappresentano un’apocalisse come fosse un temporale estivo. Il ritorno della dracma, dicono, avrebbe sì conseguenze pesantissime per i greci, ma marginali per il resto dell’eurozona. I beni espressi in dracme perderebbero il 40 per cento del valore in euro, con successiva corsa a prelevare contanti dalle banche, controlli sui movimenti di capitali e di merci, crollo del Pil e dei redditi solo parzialmente compensato da vantaggi competitivi nelle esportazioni (i prodotti della piccola manifattura greca costerebbero molto meno) e invece appesantito dall’impennata dei costi delle materie prime e dell’energia. I titoli di credito, privati e pubblici, diventerebbero carta straccia. Ne risentirebbero banche e investitori in possesso di debito greco; ma soprattutto Atene sarebbe costretta a finanziarsi con risorse interne.

Il resto d’Europa, sempre secondo i rigoristi di Berlino e Bruxelles, sconterebbe qualche tensione sugli spread e nelle Borse, compensati dalla mancata erogazione del prestito straordinario da 240 miliardi di euro previsto dal Memorandum su cui si è spaccato il Paese. Qualcuno (non so quanto a proposito) sventola addirittura il paragone con la crisi argentina da cui il grande stato latinoamericano si è ripreso, sebbene a scapito – tra gli altri – di milioni di risparmiatori europei. Se va a remengo uno stato come la Grecia (con la sua storia e soprattutto la posizione strategica per i rapporti con la Russia e la Turchia), affari loro. Questa è la spietata solidarietà del rigore.
La politica greca, che dovrebbe gestire questa fase, è paralizzata. Otto giorni fa dalle urne è uscito un Parlamento ingovernabile. In una settimana i leader dei tre maggiori partiti non sono riusciti a trovare un accordo. Si scivola verso nuove elezioni ad appena 40 giorni dalle precedenti, nelle quali – secondo i sondaggi – prevarranno le forze radicali anti-europee, di estrema destra ed estrema sinistra e il ritorno alla dracma sarebbe assicurato. Nel frattempo il Paese sarà governato non più da un tecnico (l’ex presidente della Banca di Grecia ci ha già provato ed è durato sei mesi) ma, secondo la Costituzione ellenica, da un alto magistrato scelto dall’ultraottantenne capo dello stato.

Questa è la prospettiva per gli ellenici se la politica greca non si decide a decidere, in un senso o nell’altro. Ora sostituite la parola “Roma” ad “Atene” e vedrete se non camminiamo anche noi sull’orlo del burrone. Abbiamo visto come si è giunti alla creazione dell’euro. L’esperienza dei tecnici in Grecia è durata pochissimo. La politica del rigore è ormai intollerabile, come confermano i dati elettorali di mezza Europa. In Germania avanzano i Pirati, in Francia la figlia di Le Pen, in Grecia tre partiti di estrema sinistra e uno neo-nazista. Da noi c’è Grillo. E’ così che si costruisce il futuro?

di Stefano Filippi

martedì 15 maggio 2012

Una domanda a Fini, l'uomo con la cravatta dal colore del cane in fuga


L’ultima volta che ho incrociato lo sguardo di Gianfranco Fini è stato a un semaforo. Io aspettavo l’autobus e lui era nella sua auto blu, sulla corsia interna di via Gregorio VII, a Roma. Ci siamo guardati un istante. Giusto il tempo di riconoscerci reciprocamente (così, almeno, spero, perché forse l’ho riconosciuto solo io, non riconoscendo nulla di ciò che era stato lui). Era stato, lui, quanto di peggio la destra potesse essere in un’Italia attardata negli anni 70 del secolo scorso. Era banale e normale. Non capiva la Voce della fogna. Non sapeva neppure chi fosse Alain de Benoist. Non apriva un libro e predicava il Fascismo del Duemila. Diocenescampi quant’era ordinario Fini, specie in tema di fascismo (a proposito: i ragazzi di CasaPound, oggi, sbagliano con “fascismo del Terzo millennio”, rischiano di restare nel solco di Fini). E se fosse utile scovare le stupidaggini ideologiche, in quel leader – così incrostato di destrismo, dove tutto il cascame della propaganda piccolo-borghese vi faceva alloggio – basterebbe svelarne la biografia: dalle simpatie per i regimi sudamericani alle gite da Saddam Hussein, fino ad arrivare alla campagna contro gli immigrati. Lo ricordo come fosse oggi, così comiziava a Montesilvano: “Devono imparare l’uso del sapone”.

Era il civilizzatore, dopo di che, certo, tutto si aggiusta. A maggior ragione si aggiustano le biografie. Ed è cambiato, Fini. Ha cominciato a non farsi riconoscere più parlando la lingua sofisticata di quelli che erano stati i suoi avversari interni. Quando si farà la storia della Destra in Italia verrà fuori tutto un mondo interessante, quello degli antifiniani, quello di Flavia Perina, di Umberto Croppi, di Fabio Granata e di Tomaso Staiti di Cuddia. Discendevano da radici importanti che erano i Pino Rauti, i Pino Romualdi, i Beppe Niccolai, e che erano tre diversi modi di buttarsi alle spalle il fascismo, quello di Rauti era “lo sfondamento a sinistra”, quello di Romualdi era il conservatorismo e quello di Niccolai, invece, era il socialismo tricolore. Si cambia e Fini, per dire, non poteva accettare uno come Romualdi che, pur essendo stato vicesegretario del Partito fascista a Salò, odiava il nostalgismo. Romualdi, raffinato e cosmopolita, spiegava sempre, non senza quella sua bella parlata predappiese: “Dopo il fascismo, sono i cretini che se ne vanno a fare i fascisti”. Fu anche il promotore “dell’idea occidentale”, Romualdi.

E Beppe Niccolai, il pisano, predicava un’Italia dove ai missini doveva essere dato il compito di difendere Adriano Sofri dalle accuse di assassinio e dove perfino Piazzale Loreto potesse finalmente trasfigurarsi, nella memoria, in un atto d’amore… Nulla di tutto ciò era in Gianfranco Fini, scelto da Giorgio Almirante, imposto in luogo di una figura straordinaria qual è Marco Tarchi, destinato a cambiare anche grazie a tutte quelle personalità – Granata, Croppi, Perina, Staiti oggi non più – un tempo irriducibilmente avversarie, quando in quello sfilacciarsi degli anni 70 e poi ancora negli anni 80, Fini restava l’Italiano in Lebole. Ed è cambiato, Fini. E’ stato anche un bravo ministro degli Esteri (niente a che vedere con Franco Frattini o, peggio, con l’attuale ministro). Aveva un ruolo alla Farnesina, era calato nella parte, e aveva un ottimo collaboratore, ovvero Salvatore Sottile che non è quello delle donne, suvvia, lo sapete bene. Lui, Salvo, è piuttosto quello che ha pagato un prezzo ingiusto senza mai chiedere di essere ripagato.

Ecco, forse ci ha messo un carico di buona fede, Fini. 
Lo voglio credere mentre se ne va via con la sua macchina, immagino reduce dalla sua nuova dimora di Val Cannuta. E però devo confessarlo che mi è venuto difficile scrivere questo pezzo perché, insomma, tutto s’è consumato mentre l’ho riconosciuto dietro quel vetro. E il suo modo di buttarsi alle spalle una storia è stato certo il peggiore di tutti i modi. L’antifascismo non è omeopatia, è un veleno. Altrettanto quanto può esserlo, giusta caricatura berlusconiana, l’anticomunismo. Praticare l’antifascismo oggi è un rinfocolare una guerra civile che gli italiani avevano già conclusa nel 1971, nell’anno della vittoria elettorale del Msi in Sicilia. Avrei voluto dirglielo se fosse durato ancora un minuto il semaforo rosso. E’ cambiato, certo, ma come i parvenu che ragliano al cielo la propria festosa mutazione, continua a cambiare fino a diventare uno scarto di Pier Ferdinando Casini. E ha gettato nel cesso della storia un mondo fatto di almeno tre milioni di italiani. E’ riuscito, lui, con le sue cravatte sbagliate, a distruggere un partito – un ambiente, una comunità – che da Bolzano a Trapani aveva superato le persecuzioni, l’ostracismo e l’indifferenza.

L’altra domanda, quella che magari riesco a recapitargli con queste righe, è questa: “Segretario, lo hai fatto un bilancio?”. Sicuramente sì, l’avrà fatto. E si sarà detto, sottovoce, di aver perso l’asino con tutte le carrube. Avrà fatto mente locale e capito – una volta per tutte – di non avere la stima e il rispetto di tre milioni scaricati nelle fogne. E si sarà aggiustata, ben annodata al collo, la sua cravatta il cui colore è quello del cane in fuga, bandiera di un’ambizione stritolata.
di Pietrangelo Buttafuoco

lunedì 14 maggio 2012

FERMA EQUITALIA,IL VOLANTINO..



FERMA EQUITALIA,UN SUCCESSO!












Un successo,l'ennesimo!!!
Oltre cento firme sono state raccolte dai militanti di Casaggì Milazzo e di NVP Messina a favore della proposta di legge,contro lo strapotere di equitalia,presentata da CasaPound Italia.
Un successo che dimostra come la popolazione sia unita nella lotta contro il sistema che strangola giornalmente il cittadino.
La raccolta firme di oggi (13/05) è il primo passo per far si che il popolo sia avanguardia di ribellione contro l'usura di stato.
Le firme di oggi marchiano a fuoco la volontà  di un popolo che vuole tornare ad essere sovrano del proprio destino.
LA LOTTA CONTINUA.
LOTTA CON NOI,CONTATTA I RAGAZZI DI CASAGGì!

venerdì 11 maggio 2012

Raccolta firme contro lo strapotere di "equitalia".Per saperne di più



Domenica 13 Maggio,dalle 17:00 saremo in via medici per promuovere una raccolta firme contro lo strapotere di "Equitalia".Di seguito una serie di domande e risposte per saperne di più.

Che cos’è questa proposta di legge?
E’ una proposta che mira a far modificare alcuni articoli del Decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 che regola l’attività di riscossione delle imposte da parte degli enti pubblici.
A cosa mira questa proposta?
Mira a porre alcuni paletti invalicabili all’attività di riscossione esercitata da Equitalia. In particolare si tratta di stabilire un importo minimo sotto al quale non può essere pignorata l’abitazione principale ad un cittadino, si tratta di impedire che alle imprese vengano pignorati i beni utilizzati nell’attività lavorativa oppure che vengano pignorati tutti i crediti. Teniamo a precisare che questa non è una legge “contro” Equitalia ma una legge che ponga un minimo di freno allo strapotere di Equitalia nei confronti di cittadini che, in anni di grave crisi economica come questa, possono aver accumulato dei debiti e che rischiano pure di vedersi portare via la casa o di dover chiudere l’azienda.
Per quali motivi volete porre questi paletti?
Perché se è giusto e doveroso pagare le tasse così come stabilito dall’art. 53 della Costituzione è altrettanto giusto tutelare il diritto alla proprietà dell’abitazione sancito dall’art 47 comma 2 e il diritto al lavoro garantito dagli articoli 4 e 25. E’ necessario che tutti questi principi costituzionali vengano conciliati tra loro. Inoltre lo consideriamo necessario per impedire ad Equitalia dei veri e propri abusi (come successo a Genova dove sono stati rinviati a giudizio i funzionari ed i dirigenti della società) e per garantire che le imprese possano continuare la propria attività nonostante i debiti: se per pagare le imposte arretrate viene tolto ad un agricoltore il trattore come farà a mandare avanti la propria impresa? Oppure se vengono pignorati tutti i crediti dell'impresa come farà questa a fare fronte anche ai più minimi adempimenti periodici?
Quali sono questi paletti?
Per quanto riguarda l’abitazione del debitore questa non potrà essere oggetto di azioni esecutive per debiti inferiori al 30% del valore dell’immobile determinato sulla base della Banca Dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) tenuta dall’Agenzia del Territorio e comunque non inferiore, in valore assoluto, a 20.000 euro. Per quanto riguarda, invece, i beni strumentali all’impresa deve essere prevista l’assoluta impignorabilità degli stessi, mentre per i crediti dell'impresa vantati verso terzi Equitalia potrà effettuare il pignoramento fino al massimo del 20% dell'importo totale. Se togliamo alle aziende gli strumenti per produrre reddito, oppure togliamo tutti i crediti e quindi l'intera liquidità futura, rischiamo solo di far finire in strada l’imprenditore e i suoi dipendenti. Tra l’altro, nel caso delle abitazioni pignorate e poi cedute all’asta si andrebbero anche ad ingrassare le tasche dei soliti avvoltoi che alle aste immobiliari acquistano gli immobili al 30-40% del valore effettivo. Un doppio insulto alle famiglie ed alle persone in difficoltà economica.
Cosa intendete per abitazione del debitore?
Intendiamo l’abitazione principale del debitore, cioè quella presso la quale ha la residenza. Quella, e soltanto quella, deve godere delle garanzie previste dalla nostra proposta di legge. Se possiede altre case quelle non potranno essere tutelate e quindi rientreranno nella vecchia normativa che regola la riscossione delle imposte.
Cosa intendete per beni strumentali?
Intendiamo tutti quei beni impiegati direttamente nell’attività dell’imprenditore al fine di produrre reddito: l’auto per l’agente di commercio, il trattore per l’agricoltore, la betoniera per l’imprenditore edile, il forno per il fornaio ed il pizzaiolo. Questo solo per fare alcuni esempi. Ovviamente non rientrano in questa categoria i beni che costituiscono l’oggetto dell’attività dell’impresa: un imprenditore edile avrà il diritto alla non pignorabilità del capannone che utilizza per magazzino, ma se ha in bilancio alcuni appartamenti ancora da vendere questi saranno pignorabili, così come un calzaturificio che non si vedrà pignorare le macchine che compongono la manovia ma potrà vedersi pignorare le scarpe che conserva in magazzino in attesa di essere vendute. La nostra proposta di legge comunque rimanda al Ministero dell’Economia e Finanze la determinazione, nello specifico, di ciò che si intende per beni strumentali per ogni tipo di attività, anche perchè non è sufficiente che un imprenditore iscriva in bilancio un bene per considerarlo automaticamente come strumentale, altrimenti ci troveremo col dentista che considera strumentale alla propria attività la Ferrari o la barca a Porto Cervo. Si tratta solo di beni strettamente necessari per la prosecuzione dell'attività d'impresa.
Perchè proponete un limite alla pignorabilità dei crediti verso terzi?
Perchè i crediti altro non sono che liquidità differita per l'impresa. Quando equitalia pignora tutti i crediti mette l'impresa in uno stato di insolvenza verso i fornitori, i dipendenti e lo Stato stesso. In pratica l'anitcamera del fallimento.
Perché Casapound Italia non dovrebbe essere considerata dalla parte degli evasori con questa proposta?
Perché CasaPound ritiene che la lotta all’evasione fiscale sia una questione di emergenza nazionale. Ma non per questo Equitalia può essere autorizzata ad “azzannare” qualsiasi bene di cittadini ed imprese, perché per incrementare le entrate erariali si rischia di danneggiare irrimediabilmente il tessuto economico e sociale nazionale. Riteniamo inoltre che debbano essere perseguiti, senza tregua e senza pietà, i grandi evasori cioè coloro che devono allo Stato più di 500.000 euro. Che poi sono quelli che usano tutti i metodi più subdoli per non pagare: società in paradisi fiscali, partecipazioni incrociate, utilizzo di scatole cinesi societarie, abusi del diritto, esterovestizioni ecc. ecc. Proprio per questo chiediamo che la percentuale pagata ad Equitalia sugli incassi nei confronti dei grandi debitori debba essere molto più alta rispetto a quello sui piccoli incassi, mentre adesso è la stessa per tutti i tipi di credito riscosso.
Anche la revisione della percentuale è prevista nella proposta?
No, perché la percentuale è prevista da una Convenzione che viene firmata da Equitalia con gli enti impositori, in primis l’Agenzia delle Entrate e l’INPS. Però noi richiediamo che in tale Convenzione le percentuali vengano riviste.
Richiedete altri provvedimenti?
Sì. E’ stata paventata l’ipotesi di concedere ad Equitalia il potere di effettuare indagini finanziarie. Quel potere deve restare limitato solo agli organi dell’Amministrazione Finanziaria (Guardia di Finanza ed Agenzia Fiscali) altrimenti rischieremo, in un futuro prossimo, di finire come negli USA dove lo Stato può bloccare i conti correnti bancari senza avvertire il contribuente. Noi siamo contrari a qualsiasi passo in questa direzione.
Cosa ne pensate di quegli enti locali che hanno deciso di avocare a sé le funzioni di riscossione precedentemente delegate ad Equitalia?
Pensiamo che sia solo un sistema per creare nuovi posti pubblici e che, probabilmente, costeranno più di quanto riusciranno a produrre. Perché una struttura adibita alla riscossione costa parecchio, richiedendo funzionari esperti che conoscano a menadito le norme sulla riscossione, avvocati in servizio permanente per le azioni esecutive e collegamenti a banche dati per avere il quadro della situazione patrimoniale dei debitori sempre sotto controllo. Sono dei costi fissi enormi che pochi comuni possono sostenere e coprire interamente con le entrate da riscossione su ruolo. Equitalia invece offrendo il servizio a tutti riesce a svolgere un buon servizio a costi contenuti perché con i grandi numeri realizza delle forti economie di scala ed inoltre è a maggioranza pubblica (il 51% è detenuto dall'Agenzia delle Entrate). Quello che noi chiediamo è che l’azione di Equitalia sia maggiormente regolata a garanzia dei cittadini e delle imprese.

Solidarietà ai 170 precari del Comune di Milazzo





Circa un migliaio questa mattina a manifestare davanti la Prefettura di Messina. Sono i lavoratori precari dei 108 comuni della provincia di Messina. Stanchi di essere strumentalizzati da rinnovi parziali e stabilizzazioni promesse, loro, sono parte integrante e ormai necessaria dei comuni dove operano. Da Milazzo oltre 170 lavoratori del Municipio che aspettano di essere stabilizzati da una decina di anni e che ora vedono il rischio di finire in mezzo alla strada. 


Qualcuno ha alle spalle ventanni di precariato ed e vicino alla pensione. Dal 2013 i fondi regionali non saranno piu in grado di coprire la quota dell'80% degli stipendi ripartiti tra regione e comune. Una lotta che va avanti da anni a cui hanno aderito tutte le sigle sindacali e il mondo della politica come sindaci e assessori. 


Tutti tranne il sindaco Carmelo Pino che ha forse considerato i diritti dei 170 precari milazzesi di secondo rango.E' una vergogna,persino il sindaco e il vicesindaco di Montagnareale con i suoi 20 precari, sono stati presenti e sono intervenuti a capo della protesta. Noi siamo vicini a questi lavoratori" Una protesta che il prefetto Alesci ha accolto con grande senso di responsabilita e che arrivera sicuramente a Roma, complice tramite la corte dei conti, di aver tirato il freno a mano alle tasche della regione. Un anomalia tutta siciliana cosi come lamentano le sigle sindacali cisl uil e cigl. Un altro triste primato per l amministrazione milazzese che piuttosto di affrontare il tema del precariato ha preferito prendere il sole in una Milazzo ormai abbandonata al suo destino.

giovedì 10 maggio 2012

Le guerre democratiche


di Massimo Fini
Ciao, saluto tutti quelli che seguono il blog (si riferisce al blog di Beppe Grillo, NdR), io sono Massimo Fini, sono uno scrittore e un giornalista, recentemente ho scritto un libro che si intitola “La guerra democratica”. Da quando è crollato il contraltare sovietico ledemocrazie occidentali,Stati Uniti in testa, hanno inanellato otto guerre in venti anni, otto guerre di cui forse solo la prima aveva una qualche giustificazione, il primo conflitto del Golfo perché Saddam Hussein aveva aggredito il Kuwait, le altre sette sono tutte guerre di aggressione.
La guerra democratica ha questa caratteristica, che si fa ma non si dichiara, la si fa con cattiva coscienza chiamandola con altri nomi, operazioni di peacekeeping, operazione umanitaria, difesa dei diritti umani, ma sono guerre. Questo equivoco porta a tutta una serie di conseguenze, la prima è che il nemico è sempre un criminale o un terrorista. E quindi di lui si può fare carne di porco, non valgono le leggi di guerra, non valgono per i prigionieri e Guantanamo ne è un esempio clamoroso. Nella guerra democratica le democrazie possono colpire ma non possono subire, sia materialmente che concettualmente. È legittimo uccidere i soldati del nemico, ma se il nemico uccide i nostri allora è una vigliaccata, una porcata, qualcosa di indecente e di intollerabile. Questa cosa fa sì che porta una sperequazione che non è solo materiale, perché effettivamente la guerra democratica si fa solo con le macchine, con gli aerei, con i droni, con i robot perché i droni sono aerei che non hanno equipaggio teleguidati da 10 chilometri di distanza, per cui uno solo può colpire e l’altro solo subire. Ma anche concettualmente questo vale nel senso che se tu, non democratico, colpisci un soldato sei un criminale e vai giudicato come tale.
Un’altra caratteristica delle guerre democratiche è che manca l’essenza della guerra e cioè il combattimento. Gli occidentali non sono più in grado di affrontare il combattimento, la vista del corpo a corpo gli fa orrore, ritengono questo immorale, ritengono invece morale colpire con un missile da 300 chilometri di distanza e uccidere duemila persone.
Le democrazie in questa loro aggressività nei confronti di tutti i mondi altri che hanno altre concezioni della vita, della morte e altre tradizioni è una sorta di totalitarismo perché noi non siamo più in grado di accettare il diverso, l’altro. La concezione è che siamo una cultura superiore, che è la moderna declinazione del razzismo essendo quella classica dopo Hitler diventata improponibile, e quindi abbiamo il diritto e il dovere di portare le buone maniere agli altri popoli. Questo è un totalitarismo tanto più pericoloso perché inconscio, il pericolo non è Bush o chi per lui, ma è Emma Bonino, chi ci crede a queste cose, che noi si sia possessori di diritti assoluti validi per tutti. Ed è particolarmente doloroso perché noi non veniamo solo come si dice dalla cultura giudaico – cristiana, ma alle nostre spalle c’è un’altra cultura messa in disparte che è la cultura greca, la prima a riconoscere il diritto di esistenza e di dignità dell’altro. Quando Erodoto parla dei persiani li descrive come crudeli, barbari, ma non si sognerebbe mai di applicare i costumi greci ai persiani, i persiani sono persiani, i greci sono i greci. Invece noi abbiamo la pretesa di omologare l’intero esistente alla nostra way of life. Ripeto, questo quando si è in buona fede, in malafede queste guerre hanno ragioni economiche. Abbiamo bisogno di conquistare, essendo i nostri mercati saturi, sempre nuovi mercati per quanto poveri.
La politica dei due pesi e delle due misure
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica le democrazie hanno avuto le mani libere e hanno fatto tutte leguerre che hanno voluto con i più vari pretesti, in Serbia c’era la questione del Kossovo, inAfghanistan c’era Bin Laden,
sono passati 11 anni e Bin Laden non c’è più da tempo. In Libia c’era il dittatore, peraltro corteggiato fino al giorno prima. Hanno potuto esprimere nel modo più violento la propria aggressività e i propri interessi che sono interessi imperiali. Una volta le potenze quando volevano una cosa mandavano le cannoniere e se le prendevano. Adesso pretendiamo di fare la guerra e di farla per il bene di coloro che bombardiamo, uccidiamo, assassiniamo o devastiamo, è una specie di Santa Inquisizione planetaria ed è questo che è intollerabile, l’ipocrisia di queste guerre. Le guerre si sono sempre fatte, ma una volta avevano almeno quasi una loro etica.
La Siria non la attacchiamo perché è protetta in qualche modo dalla Russia e dalla Cina e questo dice che i nostri interventi umanitari in realtà non sono tali, noi interveniamo laddove non ci sono rischi, dividiamo il mondo in figli e figliastri. Alcuni devono essere puniti e altri che ne fanno di peggio invece la passano liscia. Chi attaccherebbe la Russia per il genocidio ceceno, 250 mila morti e cioè un quarto della popolazione? Qui viene dimostrata tutta l’ipocrisia di questa storia dei diritti umani. I diritti umani sono solo un grimaldello per intervenire nei Paesi in cui ci interessa intervenire.
Potrebbe essere che il prossimo bersaglio, ci sono tamburi di guerra da tempo, sia l’Iran, anche qui con giustificazioni che non hanno alcun senso. L’Iran ha firmato il trattato di non proliferazione nucleare, accetta le ispezioni dell’IAEA che sono le ispezioni O.N.U., l’agenzia che regola le produzioni atomiche, e non ha mai superato il 20 per cento di arricchimento dell’uranio, per fare la bomba ci vuole il 90 per cento. Però è sotto scacco in continuazione. Israele che ha la bomba atomica invece viene lasciato assolutamente tranquillo. E’ una politica di due pesi e due misure che incita anche paesi musulmani, anche gente che non è radicale a radicalizzarsi perché è talmente evidente la politica dei due pesi e delle due misure, la violenza che noi continuamente esercitiamo che alla fine uno diventa terrorista.
Sì se si attaccherà l’Iran sarà la Terza guerra mondiale, è molto rischioso per le democrazie attaccare l’Iran perché saltano anche tutte le alleanze più o meno forzate che hanno con i paesi cosiddetti moderati, che poi moderati spessissimo non sono. Salterebbe l’alleanza con la Giordania, l’Arabia Saudita, l’Egitto e quindi sarebbe veramente la Terza guerra mondiale ma una guerra particolare sperequata, perché dalla nostra parte c’è questo armamento straordinario e dall’altra ci sono popolazioni da questo punto di vista molto più deboli, ma anche molto più numerose. E’ abbastanza grottesco da fuori Paesi seduti su arsenali atomici incredibili facciano la voce grossa con l’Iran perché ipoteticamente può fare l’atomica.
In realtà noi, inseguendo un pericolo immaginario, cioè l’Afghanistan che non è mai uscito dai suoi confini, che ha una tradizione di non aggressività nei confronti dei Paesi vicini, abbiamo creato un pericolo reale che è il Pakistan perché questo radicalismo religioso si è trasferito al Pakistan, solo che il Pakistan, a differenza dell’Afghanistan che è armato in modo antidiluviano, ha la bomba atomica e non solo ma proprio per la sua posizione di potenza regionale ha una concezione politica molto meno localizzata di quanto abbia l’Afghanistan. Quindi inseguendo un pericolo immaginario, l’Afghanistan, ne abbiamo creato uno reale, il Pakistan e se gli integralisti prendessero potere in Pakistan sì allora sarebbero cazzi acidi per tutti perché questi hanno l’atomica, gli altri hanno il loro corpo e qualche granata.
Verranno spazzati via
L’aggressione al cosiddetto grillismo, all’antipolitica, a quella che viene chiamata l’antipolitica è inrealtà un segnale della paura che una classe dirigente che da trenta anni ha fatto abusi, soprusi, ruberie, il sacco del Paese,
la paura da cui è stata presa di essere spazzata via e quindi, mentre prima potevano anche ignorare un movimento come quello di Grillo, adesso non lo ignorano affatto, naturalmente lo demonizzano così come demonizzano chi non va a votare. Chi ha deciso di andare a votare nelle ultime amministrative è stato il 40 per cento. È un segno della paura del regime di essere spazzato via perché c’è in giro, Grillo o non Grillo, una collera notevole da parte della popolazione che alla fine si è resa conto che questa democrazia dei partiti non è affatto una democrazia, ma un sistema che ha privilegiato una classe dirigente indecente e ha impoverito il paese. E questa crisi spinge le persone a ragionare e a ribellarsi. La reazione, scomposta, degli esponenti del regime dice che ne hanno molta paura, poi non so come verranno spazzati via, però io penso che verranno spazzati via, che non basterà chiamarsi Partito nazionale della Nazione come fa Casini perché uno dimentichi le responsabilità di Casini, di tutti i casini che ci sono stati e ci sono nella classe politica italiana.
Quello che vorrei dire saltando un attimo la politica italiana è che c’è una guerra infame che si combatte, anzi non si combatte da 11 anni in Afghanistan contro un Paese. Non è la guerra in Afghanistan, è una guerra all’Afghanistan e senza che ci siano proteste alcune perché gli afgani non hanno santi in paradiso, non sono comunisti, non sono liberali, non sono arabi, non sono cristiani, non sono ebrei e quindi si può fare loro carne di porco. Sono 65 mila oggi i civili uccisi in Afghanistan direttamente o indirettamente dalla nostra occupazione, a parte i disastri che abbiamo combinato dal punto di vista sociale. La disoccupazione durante il governo talebano era l’8 per cento e adesso è al 40 per cento, in alcune regioni all’80 per cento. Abbiamo cercato di comprarlo in tutti i modi. Abbiamo corrotto moralmente un Paese che aveva una sua integrità, mi piacerebbe che su questo problema si fosse più sensibili e, siccome si bada solo alle ragioni economiche, ricorderò che noi spendiamo un miliardo di Euro all’anno per tenere inutilmente i nostri soldati lì, per ammazzare e farci ammazzare, ora con un miliardo non di risana un’economia di un Paese ma qualche buco lo si potrebbe anche turare. E’ una guerra ripeto infame di cui però non sento in genere, non vedo né in Italia né in Europa né in Occidente qualcuno che dica una parola contro questa guerra.