lunedì 12 dicembre 2011

Pensano soltanto a salvare i loro soldi.La casta non si taglia l'indennità

La casta non si taglia l'indennità. Fini guida la rivolta dei parlamentari: con la scusa dell'autonomia difendono lo stipendio
Gli stessi parlamentari che si apprestano a votare una manovra triennale che porterà le nostre tasse al 45 per cento del reddito non hanno intenzione di votare una sforbi­ciata ai propri stipendi. C’è una buona ragio­ne per la quale i deputati sono contrari al taglio delle proprie indennità: non possono es­sere i governi a decidere delle prerogative dei parlamenti. In ricordo degli scudi creati a tutela delle ingerenze dei sovrani, oggi i parlamenti sono immuni dalle norme retri­butive che possono prevedere i governi. L’impressione è che però questi signori stia­no giocando con il fuoco. Si alimenta così un pericoloso scollamento dalla realtà del Pae­se, che gli stessi parlamentari contribuisco­no a dipingere come nera, nerissima.
Cerchiamo di essere chiari. Oggi si chiede a 10 milioni di pensionati di rinunciare all’in­dicizzazione del proprio assegno, il che equi­vale a una perdita secca. Si obbligano 2,2 mi­l­ioni di vecchietti ad aprire un conto corren­te, a pagarci sopra un bollo, perché lo Stato ha deciso di non dare più loro pensioni in for­ma contante. Si allungano di botto i tempi per andare in pensione anche a lavoratori che ne avrebbero avuto diritto nel giro di po­chi mesi. Ci si inventa una tassa retroattiva sugli scudi fiscali, che dovevano essere il conto finale e unico delle pendenze con le Fi­nanze. Si aumenta il costo della benzina in un Paese in cui 59 italiani su 100 hanno un auto e l’89 per cento del trasporto commer­ciale è ancora fatto su gomma. Il che vorrà di­re meno reddito disponibile praticamente per ogni italiano e un aumento dei costi dei prodotti finiti. Si decide di reintrodurre la tassa patrimoniale sulla prima casa, cancel­lata solo pochi anni fa. E lo si fa rendendola ancora più gravosa della vecchia Ici. Si deci­de di non dare più un’aliquota agevolata a chi affitta la casa e per questa via si ridurrà an­cora di più il numero delle locazioni che og­gi sono pari solo al 9 per cento del complesso degli immobili dell’intera Italia. Si decide di aumentare le tasse sui redditi. Lo si fa in mo­do un po’ vigliacco. Non cambiando le ali­quote nazionali, ma quelle regionali. E dun­que per questa via a pagare saranno i soliti onesti. Si introducono i bolli sui depositi Bot e conti correnti che possono arrivare a 1.200 euro l’anno.Si spiano i movimen­ti bancari di tutti gli italiani.
Insomma, è chiara l’antifona. Pagheremo tutti e pagheremo ca­ro. Con scarsa, scarsissima atten­zione alle libertà personali, al dirit­to di proprietà, alle questioni for­mali, che i deputati invece consi­derano così importanti quando si tratta degli affari loro. Gli italiani avranno tasse retroattive, tagli re­troattivi, accise sulla benzina in vi­gore da ieri, doppia imposizione sul risparmio (bolli e cedolari) che è già stato più che tassato quando era reddito e gabelle sulla casa dall’incostituzionale sapore espropriativo. E i parlamentari che ci raccontano? Che c’èl’auto­nomia delle Camere, che la politi­ca ha un costo, che l’antipolitica è pericolosa.
È tutto vero. E non si ha voglia di fare i pierini. Però manco essere presi per fessi. Quando un Parla­mento chiede lacrime e sangue ai cittadini (è così presidente Monti, nonostante le sue improvvide smentite) deve quanto meno adot­tare la stessa misura a se stesso. Non è una questione di sobrietà (termine oggi molto in voga), ma di esempio e di sopravvivenza. Se è vero che l’Italia rischia il default e dunque i cittadini debbono di­ventare più poveri ( è ciò che avver­r­à con la gragnuola di tasse che do­vremo pagare) non è tollerabile il balletto ipocrita dei propri rappre­sentanti.
Il rischio che si corre è che l’anti­politica non si fermi. Oggi questa eventualità è molto più pericolo­sa per il nostro sistema politico di quanto lo sia la presunta violazio­ne d­elle proprie prerogative istitu­zionali.
Così facendo i nostri parla­ment­ari alimentano il mostro del­l’antipolitica, delle proteste di piazza, del qualunquismo più sciatto. Devono fare i sacrifici per salvarsi e salvarci. Quando un go­verno dall’oggi al domani cambia le carte in tavola per l’età di pensio­namento (e bene ha fatto) non può pensare di aspettare i risultati di una commissione per decidere la propria riduzione dello stipen­dio: lo faccia e basta. Se non ama il decreto del governo (e ripetiamo che dal punto di vista formale ha ragione da vendere) decida lei quanto autoridursi l’appannag­gio. Ma non tergiversi, così come non ha perso tempo quando si è trattato di tassare gli italiani.
Il rischio che i nostri politici cor­rono è che continuando così non possano più mettere la faccia fuori di casa o dal Parlamento e che il go­verno dei tecnici diventi agli occhi dell’opinione pubblica l’unica sal­vezza di questo Paese. Dio ce ne scampi. Faremmo qualche miglia­io di anni di passi indietro. Roma val bene la riduzione di una paga.

Nicola Porro per ilgiornale

domenica 11 dicembre 2011

MILI-TANTI AUGURI!

‎18 DICEMBRE H18:30• VIA UMBERTO I 117
-MILAZZO-
APERITIVO NATALIZIO
passa in sezione,facciamoci gli auguri di natale!

giovedì 8 dicembre 2011

La crisi? Smoking e gioielli


Per il presidente Napolitano la crisi è drammatica. Per il premier Monti sono a rischio gli stipendi degli statali. Ma siccome siamo in Italia, la situazione, come sempre, è grave ma non seria.
Così ieri sera, dopo aver tagliato le pensioni, tassato le case e aumentato la benzina, Napolitano, Monti e mezzo governo si sono riposati della fatica. Hanno indossato lo smoking migliore e insieme alle mogli vestite da Armani e ingioiellate a dovere si sono buttati tra gli arazzi, gli ori e gli stucchi della Scala di Milano per la prima della stagione. Nulla di illegittimo. Anzi, beati loro. Dico solo che se la stessa cosa l’avessero fatta Berlusconi e soci, all’uscita (ma forse già all’entrata) i tartassati li avrebbero presi a verdure in faccia e oggi i soliti opinionisti sprecherebbero fiumi di inchiostro per indignarsi di fronte allo schiaffo alla miseria e al rigore.
E invece non accadrà nulla del genere. Basta, non si protesta più. Siamo in un’era nuova, ipocrita, moralista e anche un po’ furbetta. La verità viene edulcorata, a volte rimossa. Una sorta di regime di terrore dello spread per tenerci tutti zitti e a posto. Per esempio non è bello scoprire che gli annunciati tagli alla Casta della politica (con i quali Monti aprì la conferenza stampa della stangata) sono una bufala. Nella stesura definitiva della legge, infatti, il governo ha fatto cancellare la data dell’aprile 2013 per l’abrogazione delle Province e rimandato tutto a una legge ordinaria. Cioè a mai. Ce l’hanno forse detto? No, l’hanno scoperto, leggendo le carte e gli allegati, i colleghi del quotidiano Italia Oggi. Del resto il governo Monti ha capito velocemente che non si può fare politica senza la politica. Così, dopo aver accontentato la Casta, ora speriamo che accontenti un po’ anche noi. Per esempio su Ici, superbollo, e pure sulla tassa per le imbarcazioni, le cose non stanno come annunciato. C’è tempo per cambiare, perché la classe media non andrà alla prima della Scala ma non per questo la si può prendere per i fondelli agitando, ovviamente in smoking e sorseggiando champagne, la mannaia del rigore o morte.
Alessandro Sallusti

mercoledì 7 dicembre 2011

A chiesa,partiti e sindacati non è stato tolto neanche 1 euro!

Almeno a parole sembrano essere tutti d'accordo: la nuova legislatura della Regione Molise deve partire con i tagli ai costi della politica. Nonostante le buone intenzioni, però, i gruppi consiliari in Consiglio regionale sono aumentati da 14 a 16, mentre i vitalizi e le ricche indennità dei consiglieri restano invariate.
Gli esponenti del centro sinistra avevano improntato tutta la campagna elettorale contro l’uso delle auto blu, i vitalizi e contro le esose indennità percepite da consiglieri e assessori regionali. Sulla stessa linea, il governatore di centro destra Michele Iorio ha chiesto al presidente del Consiglio regionale, Mario Pietracupa (Adc), di convocare per domattina una riunione urgente della Conferenza dei capigruppo proprio per discutere dell'argomento. Lo stesso Pietracupa, nel suo discorso di insediamento in aula, ha ammonito di “essere molto attenti ai comportamenti ed evitare gli sprechi”. Sui tagli, dunque, sono tutti d’accordo a parole, al punto che l’Italia dei valori è andata addirittura oltre. Due consiglieri regionali (Cristiano Di Pietro e Paolo Palomba) hanno rilanciato l’idea di accorpare il Molise con l’Abruzzo.
Al netto di intenzioni, proposte e promesse, adesso però si attendono i fatti. Le premesse non sono delle migliori, visto che di concreto ancora non c'è praticamente nulla, ma la speranza è che tutti, sapendo che una situazione del genere non potrà durare a lungo, si decidano a prendere le forbici in mano e tagliare i tanti privilegi che si annidano nell'amministrazione pubblica e, anche e soprattutto, nella politica. Prima o poi, in sostanza, le indennità dovranno essere dimezzate e il numero dei consiglieri dovrà essere ridotto a venti.
Ma non sono solo i tagli ai costi della Regione ad animare il dibattito politico in Molise. E' anche la manovra del governo Monti a far discutere. I due presidenti delle Province di Campobasso e Isernia, Rosario De Matteis e Luigi Mazzuto (entrambi del Pdl), criticano i provvedimenti in essa contenuti, colpevoli di “incidere pesantemente sulla qualità dei servizi che le Province erogano ai cittadini”. Vista da dentro il Palazzo, la manovra più che “salvare Italia” fa paura a molti amministratori locali, che temono possa finire con l'affossare i territori e, dunque, il Paese. Il coro degli scontenti abbraccia tutti: sindacati e associazioni di categoria, enti locali e singoli cittadini. Tutti battono sulla stessa nota: la manovra non è equa. Si poteva fare di più sui redditi alti e sarebbe stato meglio presentarla assieme a misure per la crescita.
La Cgil del Molise ha subito attivato due presìdi a Campobasso e Isernia per dire il suo no secco. A manifestare oggi a Isernia, davanti alla Prefettura, i rappresentanti di tutte le categorie sindacali e in prima fila i pensionati, che contestano le nuove norme sulle pensioni di anzianità e il mancato adeguamento degli assegni mensili al costo della vita. Provvedimenti che si teme accentueranno la condizione di crisi, visto che andranno a ricadere sui cittadini già sufficientemente provati dalla congiuntura economica. Va anche detto che non tutti i tagli del Governo trovano l'opposizione del sindacato. Per il segretario regionale dei pensionati Cgil, Giovanni Varriano, infatti, “ci vuole una riorganiozzazione dello Stato. Ci sono troppi Enti, troppe spese. Basterebbe affidare le funzioni gestite dalle Province a strutture tecniche meno costose, azzerando così i costi per mantenere attivi centinaia di consiglieri e assessori provinciali”. C'è consapevolezza, in generale, che il momento di crisi richiede misure forti e immediate, come c'è consapevolezza che gli sprechi sono troppi e vanno aboliti. Resta però aperto il dibattito su chi deve e può pagare di più e, come ha sottolineato il ministro Fornero, ieri sera, alla trasmissione televisivaBallarò, c'è disponibilità a rivedere alcuni punti della manovra come quello della indicizzazione delle pensioni, purché a saldi invariati. Il Molise, come tutte le Regioni italiane, guarda a Roma con attenzione e preoccupazione perché, si sa, il futuro del territorio dipende in buona parte dalle decisioni prese dal potere centrale.
di Giuseppe Lanese

martedì 6 dicembre 2011

Se la politica avesse fatto politica,ora Monti starebbe a fare il professore

“Il Monti ha partorito un topolino”. Il commento, sacrastico e gustoso, dell’editoriale politico di Giancarlo Loquenzi da parte di un lettore, aiuta non poco. Aiuta non soltanto l’immaginazione e il pensiero laterale - che non sarebbe male attivare, soprattutto in tempi di vacche magre -, ma anche la percezione storica e politica. In soldoni: se la politica non avesse fatto fiasco, oggi non avremmo il Monti che partorisce il topolino. E’ l’aspetto che dobbiamo sottolineare, perché talvolta ci sembra di vivere nel mondo dello schizofrenico John Nash, il geniale matematico, inventore della teoria dei giochi, premio Nobel per l’economia nel 1994.
Si odono voci, suoni; si vedono strane immagini spettrali; si vivono strane esperienze di confine: il mondo della malattia mentale. Tutto nella testa di un uomo, avvitatosi ormai da tempo nella morsa del tarlo psichico, divorante. Abbiamo l’impressione che questa distorsione cognitiva grave si sia alimentata di se stessa, fino al punto di non riuscire a trovare altra via d’uscita se non la replica di se stessa. I personaggi in cerca d’autore, alla fine, hanno vita facile: l’autore si trova, di volta in volta, ed ha la faccia di questo  quel leader, politico, peones, più o meno indignato, perplesso o sbalordito. Un copione che diventa cornice ed evidenzia i tratti della debolezza strutturale della politica: ecco il punto.
Monti è la scelta residuale per un Paese con una delle peggiori classi dirigenti del mondo. E’ vero: la politica non se la passa bene, in generale. Obama ha le sue gatte da pelare e non tira conigli fuori dal cilindro, a quanto pare; la Merkel ormai è ai limiti del grottesco, sembra un personaggio dello scrittore suo connazionale, Grass; su Sarkò, meglio stendere un pietoso velo. Insomma, se Atene piange, Sparta non ride? No, sbagliato. Così, ci siamo fregati con le nostre mani.
Non è mai stato vero che Berlusconi fosse la quintessenza dei mali del Belpaese. Ma non è neanche riuscito ad essere il Principe del terzo millennio italiano. Il centrodestra non ha saputo trovare la formula politica e strategica per sfondare anche al centro-centro e scrollarsi di dosso la paralisi post-“finista”. Questo si chiama un mezzo risultato, il regno della mediocrità, ossia qualcosa di peggio del fallimento: l’incompiuta. Questa è la verità. Oggi, se è inutile recriminare per Monti al governo, non possiamo neanche far passare tutto in cavalleria sul versante politico-politico, per così dire. Non ci siamo.
La politica ha saputo interpretare il lato peggiore e più indecente del tradimento delle élites italiane – secondo la storia patria meno nobile, Italietta in primis -, salvo poi scaricare il costo dell’operazione al ribasso della svendita del governo al popolo retoricamente definito sovrano, in realtà considerato bue o, nella migliore delle ipotesi, utile idiota per operazioni elettoralistiche eccitate da propaganda, spesso becera, un tanto al chilo.
Dunque, i tecnici – per la mia formazione, la soluzione meno accettabile – sono il frutto di questo limite storico e strutturale di una politica fregata da un ventennio circa di massacro della cultura politica – con gli anni ’90 del secolo scorso ancora da indagare realmente, leggi alla voce Tangentopoli – e dal rientro dalla finestra di antichi parassitismi di casta e corporativi, frutto di un capitalismo che privatizza gli utili e socializza le perdite. Questa è la verità: il fallimento della politica come orientamento strategico generale e visione del Paese. I tecnici fanno i “tecnici”, sapendo di fare politica, semplicemente perché la politica – sempre meno tecnica, tosta e strutturata – ha smesso di fare la politica. Le chiacchiere, su questo punto, stanno a zero.

di 

Raffaele Iannuzzi


lunedì 5 dicembre 2011

PIANGE IL GOVERNO, NOI DI PIU'



Dicono che siamo di fronte a una manovra equa. Sarà, a noi sembra più una manovra Equitalia, cioè da esattore delle tasse. Tasse sulla casa, sui consumi, sui beni finanziari, sulle barche, sulle auto di lusso e altro ancora (vietate spese in contante sopra i mille euro). Ma guai a chiamarla patrimoniale. Mario Monti, presentando ieri sera la sua manovra, ha giocato con le parole e con una retorica un po’ pretesca, stando attento a non irritare i partiti che dovranno sostenerlo in Parlamento. 


Il centrodestra è riuscito a portare a casa che l’Irpef non si ritocca all’insù,la sinistra ha ottenuto una tassa aggiuntiva sui capitali scudati (odiosa perché annulla un precedente patto tra lo Stato e i cittadini). Ma il risultato non cambia. I sacrifici sono grossi, tanto che nell’annunciare quelli di sua competenza (riforma delle pensioni), la ministra Fornero si è messa a piangere. Che dire, se piange il governo, figuriamoci cosa dovremmo fare noi lavoratori contribuenti. Per indorare la pillola, la declinazione dei sacrifici è stata preceduta dall’annuncio di tagli alla casta della politica. In sintesi, le Province verranno ridotte al lumicino, non saranno più organi di governo (dieci consiglieri, nessuna giunta) e le poltrone di enti pubblici non costituzionali non saranno più retribuite. Nessuna parola sul Parlamento, forse per evitare di inimicarsi deputati e senatori. Al centrodestra questa manovra ovviamente non piace e di incentivi allo sviluppo se ne vedono ben pochi. 


Ma se non è ancora più punitiva per il ceto medio italiano forse lo si deve proprio al fatto che il Pdl ha accettato di sostenere il tentativo del governo Monti per condizionarne alcune scelte. È quindi probabile, anzi certo,che Alfano darà l’indicazione ai suoi di votare la fiducia che Monti chiederà in aula nei prossimi giorni. Il che non è propriamente un sì ai singoli provvedimenti, ma un secondo via libera al governo dei tecnici in attesa di vedere la prossima ondata di provvedimenti, tra i quali la riforma del mercato del lavoro. 


Se il centrodestra non ride, a sinistra si piange. La conferma di una riforma delle pensioni che tocca età e adeguamenti rende critico come non mai il rapporto tra la Cgil e il Pd che dovrà sostenerla in aula. Ma Bersani non ha via d’uscita, se non lasciare la protesta alla Camusso e a Di Pietro. Il vero capo del Pd, Giorgio Napolitano, non ammetterebbe colpi di testa.
di Alessandro Sallusti

sabato 3 dicembre 2011

Una pioggia di tasse È la strada più facile

Il governo tecnico ha la mano pesante. E aziona la leva fiscale senza pietà. D’altronde i medici pietosi non hanno mai salvato alcun paziente, e l’Italia è malata grave.
Il morbo che la affligge è il debito pubblico, ormai cronico dopo quarant’anni di pessima amministrazione. Da notare che i politici responsabili d’aver sperperato denaro l’hanno sempre fatta franca. E il conto adesso lo pagano, come sempre in questi casi, i cittadini. Dal premier però ci si aspettava qualcosa di diverso dalle solite stangate.
Anche lui invece - forse per la fretta di affrontare l’emergenza - pare comportarsi alla vecchia maniera: e cioè prelevando sangue dal corpo anemico dei contribuenti onesti, quelli che hanno sempre versato di più. Prendiamone atto. Per commentare la manovra in arrivo usiamo una frase celebre: «Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse; l’abilità consiste nel ridurre le spese» (senza demolire la qualità dei servizi, s’intende). La scrisse all’inizio del 1900 il padre della scienza delle finanze italiana, Maffeo Pantaleoni. Oltre un secolo più tardi, Tommaso Padoa-Schioppa tentò maldestramente di correggere il maestro con la seguente espressione: «Le tasse sono belle ». Talmente belle che gli evasori italiani sono rinomati nel mondo.
Transeat. Aggiungiamo soltanto che il presidente del Consiglio se non altro ha provato a incidere sulla spesa corrente,quella che provoca l’innalzamento del debito, ritoccando il sistema pensionistico (vedremo lunedì prossimo come) e annunciando tagli alla sanità. Poca roba rispetto alle necessità di bilancio, ma è sempre meglio del niente fatto finora dagli esecutivi incapaci di eseguire il loro compito: non vivere al di sopra delle proprie possibilità, preoccuparsi di recuperare le risorse prima di spartirle. Prediche inutili. Per il resto, a giudicare da quanto si è saputo, il professore bocconiano non ha resistito alla tentazione di agire sul piano dell’ovvietà: aumentare i tributi, esattamente il contrario di ciò che suggeriva Pantaleoni, del quale abbiamo ricordato l’insegnamento.
E allora che dire? Per inasprire le aliquote dell’Iva e dell’Irpef (sui redditi stupidamente considerati alti, quando invece sono bassissimi: circa 70mila euro ed oltre), per reintrodurre l’Ici sulla prima casa e aggiungere un’Ici (patrimoniale) sulla seconda e la terza, per rivalutare gli estimi catastali degli immobili (minimo 15 per cento), per tagliuzzare qua e là, parliamoci chiaro, forse non era indispensabile un governo di docenti: come già abbiamo avuto modo di dire, sarebbe potuto bastare un ragionier Rossi, un Andreotti qualunque.
Infatti, il gigantesco apparato burocratico messo in piedi in sessant’anni di Repubblica delle banane, i numerosi enti dannosi che costano e non producono (le Authority per esempio, o i Tar, ma ce ne sono a bizzeffe), le Regioni, le Province eccetera non saranno nemmeno sfiorati dalle cesoie.
In sostanza, con i provvedimenti che Monti si accinge a presentare non andremo da nessuna parte. Nel senso che non sistemeremo i conti pubblici, non aggiusteremo lo spread, non cominceremo neppure l’opera di risanamento sollecitata dalla Ue. La speranza è che il premier abbia qualche altra carta da giocare e che il Parlamento gli spiani la strada anziché, com’è sua abitudine,creargli ostacoli e vanificare i suoi deboli sforzi. Difficile essere ottimisti. Antonio Di Pietro, sulle pensioni, ha già detto a Monti: marameo. Idem la Lega.
da ilgiornale.it

giovedì 1 dicembre 2011

Alluvione nel Messinese, in migliaia ai funerali delle tre vittime di Saponara


Si sono svolti stamattina a Saponara i commossi funerali delle tre vittime dell’alluvione di martedì scorso:Giuseppe e Luigi Valla e il piccolo Luca Vinci. Sua madre è arrivata in barella, e ha ricevuto l’abbraccio di tutto il suo paese.
”Non posso non esprimere disappunto e sdegno per i tentativi di sciacallaggio, per le precipitose conclusioni di quanti si limitano solo ad accusare gettando fango sulla nostra gente e sul nostro territorio. Non posso permettere a nessuno di sporcare la dignita’ della nostra gente”. Lo ha detto l’arcivescovo di Messina, Calogero La Piana, durante l’omelia della messa celebrata nella chiesa di san Domenico insieme all’ex parroco di Giampilieri, Giovanni Scimone. ”La nostra terra – ha osservato il presule – e’ sempre tacciata di mafia corruzione e abusivismo. Dico, a che serve denunziare, se poi scelte e comportamenti non annunciano qualcosa di di diverso?”.
L’arcivescovo, che ha invitato a pregare per le vittime, ha espresso anche ”gratitudine per i numerosi aiuti arrivati da ogni parte e riconoscenza per l’opera svolta da numerosi volontari per liberare strade e case dal fango ed aiutare la popolazione”.

”Tanti giovani generosi – ha ricordato monsignor La Piana – sono stati impegnati ad aiutare la popolazione. Grazie per il vostro esempio, da voi arriva il coraggio il conforto per risollevare questo teritorio. Non rimanete solo gli angeli del fango, ma fate in modo che i vostri cuori siano sempre aperti agli altri”. L’arcivescovo di Messina ha poi ricordato che l’alluvione di Saponara e’ avvenuta ”a poco piu’ di due anni dal doloroso evento che ha colpiti i centri della zona ionica. Di nuovo con gli occhi pieni di lacrime sconvolti e confusi ci ritroviamo di fronte all’ennesimo disastro che ha interessato il versante tirrenico che provocando tragedie e stravolgimenti”. Il presule ha poi espresso solidarieta’ ai parenti del piccolo Luca, di Luigi Valla e del figlio Giuseppe ”vittime di una frana imprevedibile” ed ha invocato gli ”aiuti necessari” alla popolazione ”per riappropriarsi del proprio futuro, per pianificare interventi per la ricostruzione”. A questo proposito monsignor La Piana ha invitato ”ad andar al di la’ della convenienza personale con atteggiamenti condannabili come minacce estorsioni, tangenti. Ognuno deve avvertire forte la propria responsabilita’: governi nazionali, regionali locali e singoli cittadini. L’aiuto non tardi ad arrivare affinche’ il sacrificio non risulti vano”.
Durante la celebrazione dei funerali un compagno di scuola di Luca Vinci, 10 anni, una delle tre vittime dell’alluvione di Saponara, ha letto una lettera scritta insieme agli altri amici e compagni di giochi del bambino. ”Caro Luca – ha detto con la voce straziata dal pianto – tu per noi sei sempre qui. Sei sempre stato un ragazzo splendido e quando arrivavi tu era come se arrivasse il sole. Tu che ora sei in cielo con Gesu’ sarai per sempre il nostro angelo custode”.
a cura di meteoweb.eu

lunedì 28 novembre 2011

Non c'è fango che tenga!


Si è conclusa con la consegna dei viveri alla Popolazione di Saponara il primo step di SOS Emergenza Alluvione a cura di Casaggì Milazzo-Giovane Italia. Due giorni intensi, sabato e domenica scorsi, in cui la sede del centro sociale è stata pacificamente “invasa” da cittadini milazzesi e dintorni,e da decine di militanti che si sono alternati nei turni. Un’iniziativa, fra le tante che per ora popolano le nostre cittadine, per supportare le popolazione alluvionate che ha trovato nella “colletta alimentare” uno degli step. 

Se spesso noi giovani pensiamo di essere certi del nostro presente e del nostro futuro i tristi avvenimenti della settimana scorsa rimettono tutto in discussione e davanti alla disperazione causata dalla furia della natura siamo “costretti” a riscoprire un verbo “fondamentale”: ricostruzione. 

Un esempio di ricostruzione reale è quella che con orgoglio e prepotenza stanno portando avanti gli amici di Barcellona,Saponara e tutti i paesi colpiti dalla furia della natura.Una voglia di normalità, di chiusura di una triste parentesi che permetta ai Cittadini Giovani e meno giovani di tornare a sognare per ricostruire il proprio futuro composto sempre di sogni e aspettative ma in cui tutto è molto più labile e senza certezze in cui ogni giorno è una battaglia che si conclude la sera per riprendere la mattina successiva.

Con la certezza che anche questa tragedia non sia stata invano e che qualcosa ci abbia insegnato (alla faccia di chi ci dà degli imperterriti abusivisti) ci auguriamo che la ripresa sia veloce e assicurando il nostro sostegno, insieme a voi e per voi!





continueremo ad aiutare le popolazioni colpite dall'alluvione.
ogni giorno organizziamo squadre di volontarti.
contattateci per le info!

venerdì 25 novembre 2011

RACCOLTA VIVERI

ALLUVIONE MESSINA
Si potra' donare 1 euro inviando un sms al 45590 da qualsiasi gestore di operatore mobile italiano, dalle ore 19 di oggi, 25 novembre 2011, fino al prossimo 28 dicembre, oppure 2 euro chiamando lo stesso numero da rete fissa.


giovedì 24 novembre 2011

Il Sud si aiuta da sè, attivati conti correnti pro alluvionati


E' davvero antipatico fare certi paragoni che sono sotto gli occhi di tutti.
Intanto è possibile aiutare le famiglie vittime dall'alluvione versando un contributo sul conto corrente postale n. 11025988, intestato a Comune di Saponara – Servizio di Tesoreria, causale: "Solidarietà famiglie saponaresi alluvionate".

L’Amministrazione Comunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha aperto un conto corrente destinato a chi volesse dare un segnale tangibile di solidarietà alla popolazione colpita dalla recente alluvione. È possibile effettuare un bonifico bancario intestato a: “Comune di Barcellona Pozzo di Gotto” con la causale “contributo di solidarietà per gli alluvionati”. Questo il codice Iban dedicato: IT 16 Z 01030 82071 000001 328303.

Anche il comune di Villafranca Tirrena ha attivato un conto corrente bancario a sostegno degli alluvionati del comune tirrenico Messinese. Chi volesse partecipare può effettuare il versamento. Il codice iban è il seguente: IT 34 R 02008 82640 000101 777748.
da infomessina.it

mercoledì 23 novembre 2011

"Pioggia e lacrime nel messinese"


Non c'è stato tempo per rendersene conto. La notte, la pioggia, il fango: 320 mm di acqua. Le strade sono ora torrenti di fango e il fiume Longano ha rotto gli argini causando la caduta di un ponte importante a Calderà nel barcellonese. Il SindacoCandeloro Nania ha chiesto l'intervento di mezzi anfibi e ha fatto chiudere tutte le scuole e le attività commerciali. A Milazzo la situazione non è delle migliori: strade allagate e interi edifici isolati. Stessa cosa a San Filippo del Mela, Giammoro, Olivarella e Merì. Ingenti danni poi nei dintorni di Messina soprattutto aVillafranca e a Saponara. Secondo la Protezione Civile il conto dei morti è salito a 4, tutti a Scarcella, frazione di Saponara. Una tragedia preannunciata in un territorio spesso coinvolto da frane e smottamenti d'ogni tipo. Morto un bambino di 10 anni. Impossibile salvarlo. Uccisa dalla frana anche una ragazza di 24 anni. Sono stati recuperati i corpi senza vita di Luigi, 50 anni, e Giuseppe Valla, di 20, padre e figlio che risultavano dispersi nella frana a Scarcelli. Sembrerebbero esserci altri due dispersi. A Messina il sindaco Buzzanca ha predisposto la chiusura di tutte le scuole. Autostrade chiuse, caselli bloccati. Rete telefonica intasata laddove funzionante. Il caos nel caos. Nessuno si è reso conto dellasituazione reale e globale se non dopo aver sentito la ricostruzione dei fatti al Tg. La velocità del nubifragio che ha isolato anche comunità come Castroreale e Santa Lucia del Mela, è stata imprevedibile. Ciò che però sorprende, ancora una volta, è l'allerta di un territorio che già due anni fa aveva denunciato i problemi annessi alla fragilità delle coste e dei centri vicini ai torrenti. Dopo Genova, i fondi per Gianpillieri erano stati bruscamente interrotti. Pochi giorni dopo assistiamo a una nuova "colata" di fango e morte ancora in evoluzione.

La mancata messa in scena mediatica delle immagini del nubifragio hanno fatto pensare subito a una vacatio informativasopperita solo dai nuovi mezzi di comunicazione come Twitter, Youtube e Facebook, precoci nel dare l'allarme e nel raccontare la catastrofe. Un'informazione nuova, veloce, orizzontale, in grado di sopperire a quel vuoto giornalistico che contamina queste terre. Si sarebbe potuto far di più? L'idea di avere l'occhio di un grande fratello puntato addosso potrebbe far pensare ad una maggiore capacità di coordinamento delle forze in campo? In territori così distanti, limitrofi e spesso isolati, quanto diventa importante la capacità di poter comunicare dall'esterno? Solo il Tg1 e Repubblica sono riusciti ad essere tempestivi nel linguaggio televisivo, riproponendo comunque in larga parte i video comparsi sufacebook. Le redazioni on line sono infatti riuscite a ricostruire il tutto grazie alla capacità degli ascoltatori di divenire ascoltati.

Gli istituti intermedi hegeliani hanno fallito il loro compito nella politica Siciliana dei ribaltoni e si avvia forse un nuovopotere "discorsivo" per dirla alla Habermas, fatto dall'opinione pubblica e dalla poliarchia, magari non necessaria ad assicurare una democrazia forte, ma atta a sviluppare un sistema di coscienza collettiva in grado di indignarsi in tempo reale e di commentare prima che gli opinion leaders nazionali possano anche solo riprendere le facce di chi grida aiuto.
Questa volta il coro è univoco, questa volta l'informazione è civiltà e la politica soffre lo stato vegetale...


di S.Cautela                       





                                                   

martedì 22 novembre 2011

Mentre Milazzo muore!



Nel giorno in cui il Longano esonda e provoca ingenti disagi nella città di Barcellona, la pioggia torrenziale blocca per ore la viabilità di milazzo e soprattutto ci costringe a respirare da quasi 24 ore dei gas probabilmente nocivi alla salute, agli occhi sgomenti della cittadinanza si è presentato l'ennesimo immobilismo e l'ennesima incapacità dell'amministrazione comunale.


Un amministrazione comunale che è stata incapace di monitorare la situazione di pre-allerta sancita dalla protezione civile, un amministrazione che non si è premurata di contattare l'ARPA al fine di monitorare la presenza di gas nocivi nell'aria, un amministrazione che nella figura del sindaco e dell'assessore all'ambiente ha minimizzato il grave problema ambientale, accusando di falso allarmismo chi, spaventato, chiedeva delucidazioni sul maleodorante tanfo.


I milazzesi sono stufi di questo prolungato disinteresse da parte del sindaco e della sua giunta riguardo i problemi ambientali di milazzo; la comunità militante di CASAGGì MILAZZO è,come sempre, in prima fila in questa lotta al disinteresse e alla malapolitica che contraddistinguono fin dalla nascita questa deplorevole amministrazione comunale!

APRI GLI OCCHI!!! LOTTA INSIEME A NOI! 

Casaggì Milazzo.





lunedì 21 novembre 2011

NASCE CASAGGì MILAZZO



Casaggì Milazzo è una comunità militante che agisce in collaborazione col centro sociale di destra "Casaggì Firenze" e la rete degli spazi indentitari italiani all'interno della Giovane Italia, il grande movimento giovanile della destra nazionale e giovanile. Vicino al Popolo della Libertà e alla destra di governo, mantiene una propria autonomia programmatica e militante.


Nella nostra Comunità,potrai creare una rete di individualità unite secondo norma e gerarchica e pratica organica che collaborino e si completino al fine di realizzare un progetto fatto di metapolitica, partecipazione sociale e cultura che utilizzi il partito di riferimento come uno strumento utile all'azione sul territorio, senza cadere in squallidi personalismi. Un progetto concreto e impegnato che non si rinchiuda nei labirinti dell'immobilismo e dell'autoreferenzialità, ma che sia saldo nelle radici e aperto negli obiettivi, fermo al centro e flessibile nella circonferenza.




Ci battiamo per il primato della politica sull'economia, dell'uomo sull'automa, dello spirito sulla materia, della natura sull'artificio, della vita sulla morte, della libertà sull'oppressione, della giustizia sociale sulle oligarchie, della Comunità sull'agglomerato collettivo, della gerarchia sull'assenza di regole, della disciplina sulla superficialità, della fedeltà sul tradimento, della solidarietà sul menefreghismo, del diritto alla proprietà della casa e al lavoro garantito sulla speculazione edilizia e l'usura bancaria, del donarsi sul richiedere, dell'etica sul profitto, della Patria sull'internazionalismo, dell'Identità sulla massificazione, dell'anticonformismo sul pensiero unico, dell'autodeterminazione sull'imperialismo culturale, dello spirito critico sui modelli imposti al gregge, del coraggio sulla viltà, della militanza di strada sul marketing, della Tradizione sul modernismo, dell'Europa dei popoli e delle Patrie sulla Comunità Europea delle banche e dei dazi, dello Stato e della Polis sul mercato, dell'esempio sull'apparenza, del cuore sul portafogli, dell'essere sul sembrare, della lotta sul disimpegno.



Facce al sole e vite d'avanguardia. Così, con le idee che diventano azioni, lanciamo la nostra sfida alle stelle!

mercoledì 16 novembre 2011

IL NOSTRO FUTURO E' NELLE MANI DEI BANCHIERI...


- Monti (premier): consulente Goldman Sachs (ex collega di Draghi,attualmente presidente Banca Centrale Europea gestore delle sorti europee per la crisi)
- Profumo (istruzione): CdA Unicredit
- Fornero (Welfare): CdA Intesa San Paolo
- Passera (sviluppo economico): CdA Intesa San Paolo
- Piero Gnudi (turismo): CdA Unicredit
- Piero Giarda (rapporti parlamento): Banco Popolare
- Fabrizio Barca (coesione territoriale): ex dirigente Banca d'Italia (privata)